RIMINI. Il festival “Le voci dell’anima” ospita anche questa sera (lunedì 5 ottobre), alle 21 al Teatro degli Atti di Rimini, due performance della danzatrice Nicoletta Cabassi.
La prima è “Sol”, pièce coreografica composta da tre movimenti di cui eseguirà solo il primo, estremizzazione di un percorso già da tempo intrapreso. Sol è la nota della chiave di violino strumento solista del concerto stesso, è la solitudine, è inizio di solstizio ovvero uno stato di cambio, di trasformazione. Sol è tutto ciò che il pubblico vi vorrà vedere. La seconda, nella serata successiva, è “Like a stray dog”, indagine coreografica e ricerca emotiva e spaziale sulla condizione dell’essere umanamente randagi, creature erranti e spaesate che sentono di non avere radici nella società liquida di oggi.
Nicoletta Cabassi (Parma) è danzatrice, coreografa e docente con formazione coreutica contemporanea e classica svoltasi in Italia e successivamente all’estero. Alla danza affianca da sempre un forte interesse per la musica e una formazione universitaria umanistica che la accompagna nella sua personale ricerca.
Cabassi, lo spettacolo “Sol” torna alle “Voci dell’anima” dopo essere stato premiato dal pubblico e dall’organizzazione nel 2010. Com’era nato?
«In questa occasione porterò solo il primo movimento e sarà quindi una sorta di installazione/performance. Si tratta di una sorta di teatro anatomico, in cui le singole parti del corpo si muovono scandendo la musica di Ezio Bosso, e il gioco tra luce e buio richiama l’arte di Caravaggio. Si viene a creare una situazione molto intima che procede per uno svelamento graduale».

Le musiche di Ezio Bosso (“Esoconcerto” concerto per violino n. 1) hanno un ruolo rilevante nella performance?
«Sì, io ed Ezio eravamo amici e mi diede la sua musica, anche se non fu composta appositamente per lo spettacolo».
Invece “Like a stray dog” di cosa tratta?
«Nasce da un sentire personale ma detesto parlare direttamente della mia vita, perché mi chiedo se possa essere interessante, e quindi preferisco astrarre e traslare con uno scatto. Riflette sulla società di oggi, una tematica che mi sta molto a cuore».
Preferisce lavorare in gruppo o da sola?
«Amo lavorare in gruppo, lo ritengo un momento di scambio molto proficuo, mentre trovo sia una grande fatica e sofferenza ritrovarmi da sola in sala prove. Al contrario creare con altri è motivo di gioia per me. Quando è ora di andare in scena invece mi sento a mio agio anche da sola».
Quali progetti ha in vista?
«Al di là del periodo “disgraziato” che stiamo vivendo, dal prossimo mese dovrò collaborare con il Balletto Teatro di Torino e Borderline Danza di Salerno per una produzione che parte dalla Settima di Beethoven (nella riduzione per pianoforte di Franz Liszt) e dal tema che indaga il momento prima della felicità. Quando è nata l’idea qualche anno fa avrei voluto coinvolgere anche qui Bosso e farlo suonare dal vivo, ma poi non è stato possibile. Con questo spettacolo vorrei avvicinare ogni genere di pubblico alla danza contemporanea e alla musica classica».
Info e prenotazioni: 333 8870576

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