Rimini, “Natale in arrivo e non si trova il personale, non vogliono lavorare nei festivi e la sera”

Carenza di personale, non c’è pace per il settore turistico. Che dopo un’estate difficoltosa, si appresta a vivere inverno altrettanto complicato, con le feste di Natale in arrivo. Sottolinea Gaetano Callà, presidente della Fipe-Confcommercio: «Prevedo un Natale e un Capodanno all’insegna della criticità occupazionale. Con ristoranti, ma anche alberghi, alle prese con organici da completare e camerieri da trovare». Tutto visto appena pochi mesi fa. Quando a luglio e agosto le categorie iniziarono a lanciare l’allarme dipendenti. Puntualizza Callà: «Credo proprio che qualcuno si troverà costretto a far ricorso, come durante l’estate, all’aiuto di parenti e amici. A distanza di tre, quattro mesi, una criticità strutturale come questa non penso potrà essere rimossa». Scarso appeal della professione? Nuove località turistiche nate soprattutto al sud? Reddito di cittadinanza che spingerebbe qualcuno a rifiutare l’assunzione? Ecco i principali temi sollevati, quest’estate, da albergatori e ristoratori per spiegare il perché della carenza di personale. Ai quali si aggiungeva quello dello sfruttamento del lavoro denunciato dai sindacati.

Controlli dell’Ispettorato

Continua il rappresentante sindacale delle imprese di pubblico esercizio: «Voglio subito togliere dal tavolo degli argomenti quello dei ristoratori poco rispettosi del contratto nazionale di lavoro. Per il semplice fatto che l’ispettorato del lavoro compie controlli accurati e chi è trovato ad impiegare dipendenti in nero viene sanzionato. Per cui sgombriamo subito il campo da errate motivazioni. Diciamo, invece, – stigmatizza Callà – che i giovani di oggi non sono più come quelli di una volta. Oggi nessuno vuole lavorare la sera, il sabato e la domenica, e soprattutto durante le festività, proprio quando ristoranti e alberghi si riempiono e necessitano di personale. I ragazzi vogliono godersi la vita, forse è anche colpa nostra, di noi genitori, che li abbiamo abituati male. Li abbiamo abituati ad avere tutto. Ma questa è la situazione. E non possiamo modificarla con una bacchetta magica. Per cui o hai personale storico, o vai in difficoltà».

Niente più arrivi dal Sud

Il presidente Fipe-Confcommercio, quindi, punta il dito sulle scuole alberghiere «che non riescono più a far fronte alle nostre». «In passato – dice Callà – facevamo accordi con gli istituti della Puglia e della Sicilia, che ci garantivano personale qualificato. Oggi, invece, quei territori sono diventati fortemente concorrenziali da un punto di vista turistico e, quindi, i ragazzi preferiscono, anche giustamente, restare in loco a lavorare come camerieri o cuochi, anziché venire a Rimini».

Non solo turismo

Chiosa allora Mirco Pari, direttore Confesercenti Rimini: «Purtroppo questo momento difficile perdura e incrociare la domanda e l’offerta di lavoro risulta sempre più difficile. Quindi, chi riesce a fidelizzare il rapporto con i dipendenti bene. Chi, invece, non ce la fa va in crisi. Nella nostra provincia, ad esempio, saranno aperti, per Natale e Capodanno, circa 600, 700 alberghi, più migliaia di ristoranti: ossigeno per la nostra economia. Che si troveranno, però, non tutti ovviamente, ma una buona parte sì, a rivivere le stesse problematicità di quest’estate: la carenza di manodopera. Perché, purtroppo, quella del cameriere è diventata una figura professionale difficile da trovare. Forse perché non ha più l’appeal che aveva fino a qualche anno fa. Forse perché il reddito di cittadinanza spinge molti a rifiutare un impiego. Fatto sta che i problemi restano. Attenzione, però – conclude Pari -, questi problemi non sono solo nel turismo, perché anche altri settori, come l’industria, le costruzioni, l’agricoltura vivono criticità simili. Perciò affrontiamo il tema senza generalizzare, ma esaminando, con attenzione, quelle che sono le dinamiche sociali in corso».

Commenti

  1. Affermazioni del sig.Calla che ci vuole un coraggio come un leone.
    Avete dato spazio a personale da Albania, Romania,Pachistan ecc ecc per abbassare le richieste dei nostri ragazzi e ora vi lamentate che non vogliono più lavorare in questo settore. Il reddito di cittadinanza è una balla colossale visto l’importo medio nazionale non ci campa nessuno.
    I controlli dell’ispettorato del lavoro sono praticamente inesistenti, pochi rispetto al numero di operatori è logico che quelli che ci cascano vengano sanzionati ci mancherebbe altro.
    Suggerirei di fare un controllo incrociato presso le associazioni che fanno i contratti per valutare se le ore contrattualizzate permettano alle varie attività di coprire le giornate lavorative di una stagione lavorativa.
    Sig.Calla le argomentazioni non reggono vi siete fatti sfuggire una forza lavoro importante maltrattandola in ogni modo, se poi i ragazzi hanno anche voglia di godersi un po’ la vita sarà anche un loro diritto o spetta solo a qualcuno.
    Questa pandemia ha fatto capire a molti che la vita è una sola ed è troppo breve per fare lavori dove lo sfruttamento è diffuso forse è meglio accontentarsi di meno e fare quello che ci piace.
    Meditate sul vostro operato prima di puntare il dito sui ragazzi.

    Saluti Roberto Fabbri.

  2. Condivido pienamente quello che ha descritto il sig. Fabbri.
    Anche gli imprenditori non sono quelli di una volta,solo protesi alle letture dei bilanci,a lamentele perenni,e non più portati alla fidelizzazione del personale,pagandolo come pare a loro e con buona aggiunta di nero,senza possibilità di contrattare.
    Pertanto avete quello che è stato seminato,arrangiatevi con personale non specializzato ed incapace, così le vostre attività ne risentiranno pesantemente. Riconoscete il lavoro a chi fa la vostra fortuna, altrimenti il vostro beffardo modo di fare impresa, sarà annientato dal negativo e giusto riscontro dei clienti,che insoddisfatti vi abbandoneranno.
    Così sia.
    Roberto Rossi

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