È tornata a casa dopo una serata trascorsa con gli amici, una banale discussione, un attacco di asma, il respiro che non viene più, il panico, la richiesta di aiuto alla mamma e poi il cuore che sembra abbia smesso di battere. I soccorsi arrivano, cercano di rianimarla, la portano in ospedale. Ma per Martina Manuzzi, 18 anni, riminese, studentessa dell’istituto alberghiero di Riccione, non ci sono molte speranze. Poco più di 48 ore dopo il ricovero in Rianimazione, infatti, l’elettroencefalogramma decreta l’assenza di attività cerebrale. La spina si stacca all’una di notte, e al contempo i genitori, Miriam Barbiani e Giovanni Manuzzi, autorizzano l’espianto degli organi. Tutti quelli che si possono donare. Pelle, cartilagine, ossa, fegato e cornee. «Così Martina potrà aiutare ancora tante persone, come ha sempre fatto in vita. E il sorriso di mia figlia continuerà a rivivere in quello degli altri». Il padre, insieme alla madre, lo afferma con lucidità e voce ferma, «perché è questo il più grande gesto d’amore».

La crisi improvvisa

Sabato sera scorso, ancora prima di entrare in una discoteca di Riccione, Martina torna a casa, accompagnata dal padre, che la va a prendere su sua richiesta, perché ha avuto una piccola discussione. Tornano a casa, sono le prime ore del mattino, e quando Martina ha appena indossato il pigiama chiama la mamma. Si sente mancare il respiro, capisce che qualcosa non va. La 18enne, infatti, soffriva di un piccolo disturbo d’asma, «ma niente più che una comune asma» racconta la mamma, Miriam.

Il soffio

«Aveva sempre con sé l’inalatore – continua – e le avevano diagnosticato un lieve “soffio al cuore”, ma niente di più». Eppure, nonostante l’assenza di patologie gravi, la situazione precipita all’improvviso. In pochi minuti Martina peggiora, non riesce più a respirare e si accascia tra le braccia della madre. Arrivano i soccorritori e tentano di rianimarla, ma il cuore sembra essersi fermato. Parte la corsa verso l’ospedale e Martina viene ricoverata in Rianimazione. Le sue condizioni appaiono subito gravissime. «I medici sono stati subito chiari con noi genitori – spiega la madre -. Abbiamo da subito dichiarato che nel caso in cui la loro figlia non si fosse ripresa, avrebbero autorizzato l’espianto degli organi. La prima a stupirsi è stata una dottoressa della Rianimazione, a cui non era mai capitato di avere a che fare con genitori così lucidi e determinati, in un momento così drammatico».

Encefalogramma piatto

Purtroppo, la prognosi infausta dei medici si rivela veritiera. Dopo un lento e continuo peggiorare, le condizioni di Martina si aggravano, fino a che nel pomeriggio di martedì, l’elettrocardiogramma decreta l’assenza di attività cerebrale. «Hanno aspettato le sei ore canoniche e poi all’una di notte tra martedì e mercoledì hanno staccato la spina», riferisce ancora la mamma, che riportando le parole dei medici spiega come a causare la morte della ragazza sia stata «l’assenza prolungata di ossigenazione al cervello, scatenata dalla crisi respiratoria». Gli esami tossicologici di routine effettuati durante il ricovero, inoltre, hanno dimostrato che la giovanissima Martina non aveva assunto né alcol né sostanze stupefacenti durante la sua ultima serata con gli amici.

Aiutare agli altri

Così, nelle prime ore di mercoledì, l’equipe per l’espianto degli organi ha iniziato il lavoro di prelievo degli organi di Martina, affinché, per espressa volontà dei genitori, «possa aiutare tante altre persone». Un gesto di altruismo importante, che i genitori motivano anche alla luce dell’appartenenza al gruppo di preghiera francescano.

E proprio nella chiesa francescana della parrocchia Cuore immacolato di Maria di Bellariva che venerdì pomeriggio alle 15 si terrà l’ultimo saluto a Martina. Questa sera alle 21, invece, nella stessa chiesa, è previsto il rosario per pregare per la giovanissima ragazza che troppo presto ha chiuso gli occhi per sempre.

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