Rimini, è morta a 81 anni Rita Rotelli

Il marito, Cesare Augusto Bagli, ricoverato per una polmonite ma negativo al Covid19, era nel reparto vicino, ignaro di tutto, ma sabato scorso, quando l’hanno dimesso, la famiglia lo ha informato: sua moglie, Rita Rotelli, era deceduta pochi giorni prima, dopo essere stata colpita da coronavirus. Lei, 81 anni, era molto nota in città: storica agente della polizia municipale ma anche segretaria particolare di molti pubblici amministratori. A darne notizia è il nipote, il giornalista Enrico Rotelli, che racconta: «Rita aveva problemi di asma. Sia lei che il marito, con cui erano sposati da oltre 50 anni, avevano preso le loro precauzioni fin dall’irrompere delle prime notizie sull’epidemia, ma l’11 marzo Augusto ha dovuto accompagnarla all’ospedale, per un aggravarsi di una febbre della quale soffriva negli ultimi giorni».

La solitudine e l’attesa

L’uomo, 84 anni, l’ha attesa invano per tutto il pomeriggio e parte della sera stazionando in auto in un parcheggio, senza notizie. E il nipote prosegue: «Rita ha passato la notte al pronto soccorso, poi il giorno dopo è stata ricoverata, fino al 13 marzo, quando l’hanno rimandata a casa, con l’obbligo di isolarsi in camera, mentre il marito l’accudiva a distanza, anch’egli in quarantena come tutto il resto della famiglia, da sempre molto unita».

Il calvario emotivo

Il giorno dopo, il 14 marzo, le difficoltà respiratorie si sono aggravate ed è scattato il secondo ricovero, quello definitivo. Fino al 16 marzo, continua Enrico Rotelli, «Rita ha risposto ai messaggi, poi sono scomparse le spunte blu. Sempre più debole si teneva in contatto con il marito, assistita da una figura forse infermieristica, e con le figlie, che bloccate dalla quarantena, potevano solo ricevere la voce sempre più flebile della madre e rincuorare a distanza il padre». Si è trattato di «un calvario emotivo dominato dall’impotenza. I sanitari le tenevano al corrente del decorso: era debolissima e non si capacitavano come potesse resistere tanto». La mattina di giovedì alle 3.30 circa l’epilogo. «Era una donna che voleva tenersi al passo con i tempi – conclude il nipote – sempre avida di informazioni sulle app del cellulare, coinvolgendo i nipotini e i generi. A me rimproverava di aver sospeso le lezioni di computer. L’ho lasciata con la promessa di riprenderle passata questa tragedia e con un saluto da oltre il cancello il 7 marzo, sul quale avevo poggiato una mimosa».

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