Rimini, medico nel tunnel di 8 chat di WhatsApp: “Ora basta, io mi occupo di salute, non di green pass”

Ha 1.741 pazienti e ogni giorno, sulle otto chat di WhatsApp che ha attivato, scrive almeno un messaggio per sapere come stanno e per dare qualche consiglio. Ma pochi giorni fa, per un momento, ha messo da parte la sua proverbiale calma.

«Non so come dirvelo – ha scritto il dottor Corrado Paolizzi, medico di famiglia – ho iniziato a rispondere ai primi messaggi questa mattina alle 5.30. Ho fatto ambulatorio dalle 7.15 di questa mattina e ora, alle 18.50, sono appena tornato a casa. Chiaro? Ora ho circa 75 messaggi ancora da leggere. Basta chiedermi di green pass, di risultati di tamponi, di provvedimenti che non vi arrivano. Basta chiedermi di interpretare i codici che vi manda il ministero della Sanità. Non è una questione medica! Io ho bisogno di concentrarmi sui vostri problemi di salute, perché questo è quello che fa un medico, si occupa della salute. Chiedo scusa per lo sfogo, ma non ce la faccio più. E vost dutor dla muttua».

Uno sfogo che nasce anche da un pensiero sinistro.

«Ogni giorno sui giornali, in televisione, sui siti online è sempre la stessa storia, c’è sempre un medico da attaccare. Non vorrei che dietro tutto questo ci fosse un disegno di eutanasia verso il nostro ruolo. Nei giorni in cui si discute del rinnovo del nostro contratto, farci passare da persone di cui la gente non si fida più, è una bella carta da giocare. Spero tanto che la stanchezza che ho addosso mi abbia portato a pensare a questa cosa».

Poi, Paolizzi, sottolinea quale sia in questo momento il “male” principale del lavoro del medico di famiglia.

Sepolti dalla burocrazia

«La burocrazia! Siamo sepolti sotto montagne di carte, scartoffie, moduli, indici, registri. Soffocati da richieste che non sono di nostra competenza e a cui dovrebbe rispondere il dipartimento di sanità pubblica. Io ho studiato, e continuo a farlo, per visitare le persone, per fare delle diagnosi, per dare delle terapie, per monitorare i pazienti più problematici. In questo momento, invece, rischiamo di essere distratti da questi compiti con grande pericolo per la salute pubblica, quella che va al di là del Covid. Non si può lavorare in questo modo, ci stanno spogliando del nostro camice. Non è possibile ricevere decine e decine di chiamate, di sms, di messaggi WhatsApp, di mail. Distraggono, disorientano, preoccupano. Anche perché è tutto lavoro che devi fare dopo il lavoro. Fateci lavorare come medici, fateci esercitare la nostra professione. E’ più importante fare un green pass o curare una colica renale, una bronchite? E’ più importante, come diceva una mia collega, la dottoressa Anastasia Taioli, scrivere un codice infinito per una richiesta di pannoloni o fare una diagnosi di una qualsiasi patologia? Aiutateci a tornare a fare i medici di famiglia» è l’appello conclusivo di Corrado Paolizzi.

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