Rimini. Mamma morì partorendo due gemelli, risarcimento dopo 9 anni

RIMINI. Dopo nove anni e due richieste archiviazioni, la famiglia di Cristiana Cecchetti ha ricevuto da Ausl Romagna un risarcimento da un milione e 300mila euro. A stabilire che l’azienda sanitaria doveva un ristoro ai familiari della giovane mamma di Pennabilli morta nel dare alla luce due gemelli, la perizia medico legale del consulente tecnico d’ufficio, stabilendo così l’esistenza della responsabilità dei medici nella morte della donna.

Quando avvenne la tragedia, Cristiana aveva 36 anni, era il 12 febbraio del 2013, e portava in grembo i due gemellini per cui la ginecologa di fiducia aveva fissato la data di nascita per il 4 marzo. Sarebbero nati con il parto cesareo, poiché la gravidanza di Cristiana era stata giudicata a rischio.

Il 12 febbraio, infatti, la donna aveva iniziato ad accusare malori mentre si trovava a casa con la famiglia, a Pennabilli. Il marito, quindi, si era precipitato ad accompagnare Cristiana in macchina all’ospedale di Rimini, ma durante il viaggio, la fatica sempre maggiore a respirare della donna lo aveva costretto a fermarsi e chiamare i soccorsi.

Salita a bordo dell’ambulanza, la puerpera era stata condotta all’Infermi, dove sono apparse subito gravissime le sue condizioni. Dal parto d’urgenza, infatti, sono nati i due gemellini, che oggi hanno compiuto nove anni, ma lei, Cristiana, non li ha mai visti. Un’embolia polmonare l’ha strappata alla vita.

Il processo

Determinati ad avere giustizia e portare alla luce le responsabilità dei medici, i familiari della donna hanno incardinato il lungo e complesso procedimento giudiziario che nove anni dopo ha condotto al risarcimento milionario. Assistiti dagli avvocati dello studio legale De Sio – Quercia e altri da Stefano Paolucci, i familiari hanno persistito nonostante ben due richieste di archiviazione. La prima, quella nei confronti della ginecologa di fiducia, e la seconda, nei confronti del medico dell’ospedale che l’aveva visitata una settimana prima della tragica morte.

A ridare impulso alla vicenda dopo la prima archiviazione, la disposizione del gip Vinicio Cantarini su richiesta dei legali della famiglia di un incidente probatorio per evidenziare eventuali negligenze nel medico ospedaliero. Incidente probatorio che aveva però portato a una nuova richiesta di archiviazione da parte della Procura. Tuttavia, a seguito ancora una volta di richiesta dei legali il pm Luca Bertuzzi aveva chiesto il rinvio a giudizio per omicidio colposo. Trascorsi sette anni, però, il reato di omicidio si è estinto per prescrizione.

Così, ai parenti della vittima, è rimasta aperta unicamente la strada del giudizio in sede civile.

Il risarcimento

Col trascorrere degli anni si arriva quindi alla richiesta dell’accertamento tecnico preventivo, un rito alternativo che culmina proprio con il deposito di una perizia determinante per stabilire la responsabilità delle parti e promuovere quindi una risoluzione senza ricorrere a sentenza.

E la perizia medico legale del ctu, «ha stabilito la responsabilità di Ausl – dichiarano i legali – che quindi ha pagato il risarcimento». Soldi che non riporteranno mai in vita Cristiana e non daranno mai una mamma ai due gemelli, ma che di fatto sanciscono «quello che la famiglia sostiene da tempo, nonostante le ripetute richieste della Procura di archiviare il procedimento».

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