«Non ci sono scuse». Poche parole inserite nella sentenza con la quale il Tribunale ha rigettato il ricorso della maestra sospesa dal Comune per non avere denunciato i comportanti educativi troppo energici di un paio di colleghe. «Scelta inescusabile – scrive il giudice – quella della ricorrente di occultare le condotte di maltrattamenti di minori». E poi. «Atteggiamento connivente significativamente reiterato anche in sede disciplinare dove la dipendente ha reso dichiarazioni ulteriormente reticenti che dimostrano da sole l’intensità del dolo e l’assenza di ravvedimento».

A questo punto è necessario un piccolo riassunto. Un paio di anni fa all’amministrazione comunale vennero segnalati alcuni casi di bambini strattonati in maniera troppo vigorosa in una scuola materna. Partì una indagine interna nei confronti di due insegnanti, il fascicolo venne inviato alla Procura e le maestre vennero sospese. In quella circostanza Palazzo Garampi spiegò che a loro carico erano emersi «solidi riscontri» in ordine a due episodi di «comportamenti inappropriati» nei confronti di bambini. Vennero trasferite ad altro servizio e sottoposte a procedimento disciplinare.

Palazzo Garampi non escluse inoltre di verificare la sussistenza di «eventuali comportamenti omissivi da parte di colleghe delle insegnanti coinvolte». Dopo alcuni mesi emerse che due insegnanti sapevano e non parlarono, così vennero sospese, una per due mesi e un’altra per un mese e venti giorni.

Scontata la punizione, una delle due maestre ha presentato ricorso in Tribunale, ritenendo ingiusto il provvedimento, in particolare la cancellazione dello stipendio.

All’inizio dell’anno l’amministrazione ha deciso di resistere in giudizio e il 22 settembre il Tribunale di Rimini le ha dato ragione condannandola a pagare 4.192 euro per le spese processuali.

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