Rimini. Lungo il fiume spunta un misterioso arsenale

Va a passeggio nel parco e si imbatte in un arsenale: un fucile, quattro carabine, una pistola mitragliatrice, due revolver, otto pistole semiautomatiche e centinaia tra cartucce e munizioni, anche da guerra. La vicenda risale agli inizi di luglio, ma a causa del riserbo della polizia e della procura, è trapelata soltanto adesso con l’arrivo delle prime risposte in questura riguardo la datazione (si tratterebbe di materiale per la maggior parte ancora perfettamente funzionante ma fabbricato più di quaranta anni fa) e il possibile utilizzo delle armi in episodi del passato avvenuti anche altrove. Da quando il passante segnalò al 112 il ritrovamento, avvenuto in un’area verde lungo l’argine del Marecchia, all’altezza di via Nicolò, la Squadra mobile è al lavoro per risalire al proprietario dell’arsenale. Gli agenti, in collaborazione con i colleghi delle Volanti, perlustrarono la zona senza trovare tracce e poi si appostarono nella speranza di cogliere qualcuno con le mani nel sacco. Con il passare delle ore si capì che nessuno lo avrebbe più recuperato. L’episodio è stato quindi segnalato ad altre questure d’Italia allo scopo ricostruire la “storia” delle singole armi e l’identità del possessore. Diverse pistole avevano però la matricola abrasa e quindi illeggibile: gli accertamenti in quel caso sono molto più complessi. Evidentemente serve tempo, ma gli investigatori non demordono.
Sono in corso accertamenti tecnici di vario genere: tante le domande a cui dare risposta. Chi può avere abbandonato così tante armi? E perché? Potrebbero essere appartenute a soggetti legati alla criminalità comune o organizzata? Gli inquirenti mantengono il più stretto riserbo, ma in queste ore si assiste a una decisa accelerazione nelle indagini e a un certo ottimismo, segno che qualcosa si sta muovendo. A breve la Squadra mobile, quindi, potrebbe stringere il cerchio attorno a uno dei possibili sospettati.
La vicenda ricorda quella del ritrovamento di un borsone pieno di droga, avvenuto a breve distanza lungo un tratto del sentiero che costeggia il fiume Ausa.
A fare l’insolita scoperta, in quell’occasione, nel febbraio scorso, fu una signora riminese. La donna notò lo strano bagaglio appoggiato su una staccionata, a ridosso di una siepe. Insospettita avvertì il 112. «Qua intorno non vedo nessuno e sono sicura che ieri non c’era» disse ai poliziotti accorsi sul posto.
Dentro a quattro involucri, classificati a seconda della qualità della “produzione”, c’era un chilo e 840 grammi di hashish, avvolto nella carta assorbente.
Il quinto conteneva poco meno di novecento grammi di marijuana.

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