Rimini. Lunedì la Jole riapre il bar a 85 anni

RIMINI. La vita comincia a 85 anni. Per la riminese Jole Cenni (originaria però di San Lorenzo in Correggiano) inizia una nuova stagione al bar che porta il suo nome sulla riva destra del porto canale di Rimini. Lunedì, all’alba, riapre a distanza di quattro anni dall’estate del 2018, l’ultima prima della demolizione e della ricostruzione rese necessarie per mettersi in regola.

Jole, barista per vocazione, ha iniziato quando era talmente piccola che stava dietro al bancone a lavare i bicchieri con una cassetta di pomodori sotto i piedi. Nel ’78 il grande passo. «Quello di avere un bar tutto mio era un grande desiderio e mio marito lo sapeva. Del resto i nostri due bimbi erano grandini e così avevo un po’ più di tempo. Abbiamo preso i risparmi e lo abbiamo comprato in contanti… Sembrava di stare in una gabbia dei conigli! La macchina del caffè aveva la bombola del gas. Davanti a noi c’erano i pescatori che bevevano vino o giocavano a bocce. In fondo, pensai, un domani il bar poteva servire anche ai figli». E così è stato. Oggi il titolare è Stefano Fiorani che nel mondo del drink and food ha costruito una professione che spesso lo porta anche all’estero.

L’evoluzione del chiosco è andata avanti di pari passo con quella di Rimini. Si è cominciato con la somministrazione del vino ai pescatori e si è proseguito poi con la preparazione di piatti per i camionisti che all’epoca stazionavano davanti alla dogana prima dello spostamento. Poi si è passati a preparare le colazioni con cappuccino e bombolone per una clientela che dai diportisti con le barche ormeggiate in banchina si allargava ai residenti di Marina Centro non certo il quartiere più popolare di Rimini. Col passare degli anni si è così passati agli spiedini di pesce, alla carta dei vini, allo champagne e alle ostriche, alla Pata negra, alla carta degli spritz, ai distillati a marchio Jole in una ricerca sempre più sofisticata voluta da Stefano. Jole no. Lei sembra più interessata al rapporto con le persone e a fare la barista che fra una barzelletta e un caffè tira avanti e strappa un sorriso a chi deve cominciare una giornata di lavoro. «Tutti mi chiedono: ma come fai alla tua età?». Dico che forse è proprio per questo che ancora mi muovo. Quando vengo al lavoro lascio a casa i pensieri. Per me è come una boccata d’aria. Mica voglio morire su una sedia a casa! E in più do una mano a mio figlio. Mi è sempre piaciuto stare fra la gente. Anche adesso che passano di continuo a ripetermi sempre la stessa domanda: quanto aprite?».

 

Cosa ha fatto in questi anni di chiusura? «Oh… Non sono mica stata ferma: Venticinque quintali di passata ogni estate. E poi il sugo alla salsiccia, il sugo allo scoglio… a seconda di quel che mi chiedono i nipoti. La mattina mi alzo alle 6 e inizio a spazzare e a curare i fiori. Ripeto, io mi mantengo in forma lavorando. La carica me la dà la gente. Mi piace vederli contenti e loro ricambiano. Una volta mi hanno persino regalato un’orchidea!».

Pescatori, camionisti, addetti alla pulizia, industriali, diportisti: nel corso degli anni il baretto ha visto passare decine di migliaia di persone. Dei cosiddetti vip (da Lucio Dalla al velista dell’acciaio Giorgio Falck o al timoniere Mauro Pelaschier, dal giornalista Michele Santoro alla presentatrice Antonella Clerici), la Jole ricorda il cantante Gino Paoli. «Me ne ricordo bene perché mi ha detto: “buono ‘sto caffé”. E poi se n’è bevuti tre… ». Eravamo quattro amici al bar…

Commenti

  1. Complimenti alla signora ..non c’è più gente di una volta..di la voro e sacrifici..si facevano in ..quattro famiglia e lavoro ..che bello..ah una curiosità di che marca è il caffè che servite.che ho sentito che è molto buono?

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