«Se avessi voluto sparire con i soldi mi sarebbe bastato vendere un paio di yacht e poi prendere il largo, invece ho fatto quello che ho fatto nel tentativo di salvare l’azienda in crisi di liquidità: mi sarebbero stati sufficienti pochi mesi per la quotazione in borsa e a quel punto avrei potuto rimettere le cose a posto».
Giulio Lolli, nel faccia a faccia con il pm riminese Davide Ercolani all’interno del carcere di Regina Coeli, racconta per filo e per segno il meccanismo della maxi-truffa all’origine dei suoi guai giudiziari, svela il ruolo dei complici, spiega di avere pagato la benevolenza di qualche collaboratore “chiave” di finanziarie e banche per facilitare l’accensione di mutui senza garanzie, fornisce nuovi spunti di indagine. Per la prima volta ammette tutti gli addebiti a eccezione di uno: la presunta estorsione ai danni di una tipografa.

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