Rimini. Libertas via dalla pista di pattinaggio dopo 70 anni

Archivio

RIMINI. La Polisportiva Libertas rinuncia alla concessione della pista di pattinaggio al mare. Arriva al capolinea una storia durata 70 anni.

La storia

«Era il 1952 quando l’Azienda di soggiorno realizzò in un’area di circa 2.600 metri quadrati tra viale Tintori e viale Colombo un impianto per il pattinaggio a rotelle», spiega Davide Monti, 66enne presidente della polisportiva Libertas Rimini. «Pilastro dell’iniziativa – prosegue – era il direttore Luciano Chicchi, fondamentale anche nello sviluppo della Fiera e per la creazione del polo universitario».

Per gestire l’impianto viene individuata la Polisportiva Libertas che alterna l’attività sportiva a quella d’intrattenimento per turisti e riminesi. «Un successo clamoroso: i ricavati del noleggio pattini dettero vita a tutti gli attuali sport, tra cui pallacanestro, baseball e atletica leggera, ma lasciando le attività libere, appena in grado di viaggiare con le proprie forze». E c’è di più: «Il nostro è stato il primo edificio costruito sul lungomare, dove non c’era niente» ricorda. Così a dar linfa alla Polisportiva si impegnano «Marcello Arcangeli, Giorgio Della Biancia e Vasco Minardi, ma anche Marziano Morri e Filiberto Pioppo». Intanto nel 1968 la Libertas finanzia «con risorse proprie – sottolinea Monti – l’ammodernamento dell’impianto, aggiungendo le gradinate per gli spettatori». Memorabili le serate in cui lo sport sposava lo spettacolo, oltre al Palio del Basket negli anni Settanta.

L’inizio della crisi e le proposte

«I segnali di stanchezza da parte dei giovani si intravedono dalla seconda metà degli anni Ottanta, nonostante s’impongano campioni a livello internazionale come Patrick Venerucci» continua il presidente. La Polisportiva corre ai ripari e nel 1987 propone all’amministrazione di «realizzare in loco un palazzetto dedicato alle rotelle». Non sarebbero mancati i fondi perché «Franco Montebelli ricopriva la presidenza della Libertas e della Cassa di Risparmio, ma giunsero solo dei “no”. E nonostante il susseguirsi di giunte diverse, come nel Gioco dell’Oca, tornavamo sempre al punto di partenza».

Il danno e l’oblio

Ormai il pattinaggio a rotelle scivolava nel Limbo, perdendo appeal, mentre si affermavano roller e pattinaggio su ghiaccio, ma anche le palestre. «Purtroppo i tempi cambiano e con essi le tendenze – commenta Monti –. Una volta le piste erano numerose in ogni città anche come un punto di aggregazione. Da noi c’erano tre turni e non riuscivamo a soddisfare tutte le richieste». Ma a nulla valgono i nuovi progetti. «La Libertas sigla un accordo con un imprenditore delle piste di giaccio per realizzare un impianto in riva al mare». Era il 2004, ricorda, quando «un dirigente dell’assessorato competente assicura a voce l’ok per il cantiere. Tempo qualche giorno fioccano i sigilli su un “presunto abuso edilizio”». Il danno per Polisportiva e imprenditore? «Circa 80-100mila euro».

Conti in rosso

Continua il percorso lungo la china «perché la concessione ci imprigionava, consentendoci solo il noleggio pattini, senza altre attività sportive, né soluzioni per ottenere ricavi commerciali». A metterci il carico da dieci, continua Monti, arriva l’allagamento nel 2019 «dovuto all’inadeguato sistema fognario della zona» e infine il Covid. «Poi la beffa: le rotelle rientrano negli “sport di contatto” congelati dal virus. Eppure tutte le società sportive riminesi, salvo la nostra, hanno ricevuto dall’amministrazione tariffe agevolate al 75% sull’importo previsto per l’uso degli impianti». Il motivo? «Il nostro era in concessione e non in affitto. Così nel 2020 la Polisportiva ha dovuto pagare un canone di 8mila euro e quest’anno di circa 10mila». Il peggio è che, chiarisce, «nel bando annunciato adesso dal Comune sono previste “la possibilità di installare attrezzature in linea con la normativa edilizio-urbanistica e di svolgere anche attività commerciali nel giardino esterno”», allarga le braccia.

Una decisione sofferta

«Non speravamo in una concessione lunga mezzo secolo ma almeno il tempo per rientrare dei necessari investimenti, invece ci hanno proposto un anno al massimo. Sfido chiunque a investire in un lasso così breve in piena pandemia», osserva. Ma non basta: «Ci hanno accusato di speculazione, perché concedevamo in uso la pista alle associazioni sportive riminesi con l’assistenza del nostro personale, chiedendo 20 euro di contributo all’ora. Ora gettiamo la spugna, ma preciso che la Polisportiva ancora esiste». E conclude: «Mi auguro che la nuova amministrazione dedichi più attenzione allo sport: finora l’associazionismo si è arrangiato da solo».

Newsletter

Iscriviti e ricevi le notizie del giorno prima di chiunque altro Clicca qui