Fabrizio Salvatori e Leonardo Para davanti agli scavi di piazzetta San Martino

RIMINI. «Noi dobbiamo poter lavorare». È questo il grido che si leva da piazzetta San Martino, dove la scoperta delle mura perimetrali della chiesa e dell’attiguo cimitero ha portato alla luce non solo i resti della Rimini antica, ma anche i problemi degli imprenditori di oggi. «Se restiamo senza dehors per un anno, compresi anche i mesi estivi, andiamo in crisi» dichiarano infatti Fabrizio Salvatori e Leonardo Para, titolari, insieme a Paolo Zamagni, dei locali Circus, L’ingrata e Hasta Luego, che con le loro pedane e i loro ombrelloni fino a qualche settimana fa “dominavano” la piazzetta. «E se noi lavoriamo di meno – proseguono gli imprenditori – dovremo anche tagliare il personale: due contratti già non sono stati rinnovati, e prevediamo che da 30 dipendenti si passerà probabilmente a 15».

“Fateci lavorare”

«Negli ultimi anni – spiega Fabrizio Salvatori, guardando il cantiere con gli scavi intorno al quale si sono radunati diversi curiosi – abbiamo investito circa 100mila euro, con cui abbiamo anche acquistato i dehors che sarebbero poi stati riposizionati una volta completata l’opera di riqualificazione della piazza. E adesso che sono “scappati fuori” questi resti archeologici è tutto fermo». «Rimanere senza dehors è grave – continua il socio Leonardo Para – perché le persone preferiscono mangiare all’aria aperta, e oltretutto sono tutti posti in meno».
Tra le aree esterne “sottratte” ai tre ristoranti c’è inoltre anche quella del giardinetto dell’Hasta Luego all’ombra del Palazzo dell’Arengo, «perché ci faranno il museo d’arte moderna» chiarisce Salvatori, puntualizzando come «non sarebbe stato un problema, se lo spazio in piazzetta fosse rimasto, come previsto».

“Facciamo presto”

Il problema maggiore, secondo gli imprenditori, è però quello delle tempistiche. «Non sappiamo quanto tempo potrà impiegarci il Comune per valutare cosa fare della piazzetta, e restare in questa situazione per un periodo come un anno ci metterebbe in grossa difficoltà».
Dicendo di restare in attesa di vedere che “piega” prenderanno gli eventi, Salvatori afferma convinto che, secondo lui, «è necessario fare un contemperamento, bilanciando l’importanza di rivalutare il centro storico e valorizzare le opere d’arte con la sopravvivenza delle attività economiche».
«Non si tratta solo di un “tendone” su una piazza – sottolinea il ristoratore – ma di persone che con il lavoro devono viverci». «Senza tempi e regole certe – prosegue – per noi diventa molto difficile programmare la nostra attività commerciale, e senza dehors i coperti si riducono, e di conseguenza anche il numero del personale necessario: già due contratti non li abbiamo rinnovati, e se continua così dovremo dimezzare i dipendenti».

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