Rimini. La violenta e le rompe una vertebra

Un mese. Giorno più, giorno meno. Le era bastato poco per scoprire che quell’uomo così affascinante, premuroso, tanto innamorato da convincerla a dividere assieme a lui il suo nido d’amore, altro non era – così come raccontato nella sua lunga denuncia – uno dei più pericolosi e violenti uomini maltrattanti scoperti nel riminese cui venerdì scorso, per mano della Squadra mobile della Questura di Rimini, la giustizia ha presentato il primo conto.

Gli investigatori guidati dal vice questore aggiunto Mattia Falso, gli hanno infatti notificato l’ordine di custodia cautelare in carcere firmato dal Gip Manuel Bianchi su richiesta del pubblico ministero Luca Bertuzzi, con cui gli viene vietato l’avvicinamento alla donna nel raggio di mezzo chilometro.

Pesantissimi i reati contestati e che hanno spalancato le porte dei Casetti al 44enne, laziale d’origine ma da tempo trapiantato in Riviera: maltrattamenti in famiglia, lesioni personali aggravate, violenza sessuale. Un mese per conoscerlo un anno per liberarsene, si spera per sempre.

L’indagine

Un contributo importante al salvataggio della donna lo si deve alla segnalazione fatta lo scorso luglio dal Dipartimento donna, infanzia e adolescenza dell’Ausl di Rimini. Giuditta, nome di fantasia, aveva fatto accesso al percorso Dafne contro la violenza di genere all’inizio dell’anno, esattamente il 15 gennaio, dopo essere passata al pronto soccorso dove le era stata diagnosticata la frattura di una vertebra (30 giorni la prognosi) per la caduta dalle scale provocata dal compagno con una spinta, mentre cercava di uscire di casa dopo l’ennesima aggressione, nata perché lui doveva essere l’unico uomo della sua vita, anche nell’ambito famigliare. L’alert messo accanto al suo nome era squillato lo scorso 13 luglio quando la povera donna, dopo diverse altre aggressioni verbali con tanto di minacce di morte a lei e alla sorella, si era presentata al pronto soccorso fortemente scossa per essere sottoposta a “refertazione psicologica”.

Per dare un quadro della sua situazione, aveva portato con se il diario su cui erano annotate tutte le violenze subite. Un diario consegnato alla sezione specializzata della Squadra mobile due giorni dopo quando, finalmente, si è decisa a denunciare il compagno.

Lunga la lista degli episodi. La vera indole del bruto, come detto, si sarebbe manifestata dopo appena un mese di frequentazione e convivenza. Dopo il primo campanello d’allarme, il 10 novembre del 2020, per evitare che l’ennesima discussione degenerasse, Giuditta aveva deciso di uscire di casa. Ma quando già si trovava sull’uscio con addosso il cappotto, il 44enne la raggiunse. Presa in spalla, a forza la trascinò in camera da letto, strappandole tutti gli indumenti che indossava: pantaloni, calzamaglia, biancheria intima. Quindi iniziò ad abusare di lei che inutilmente supplicava di essere lasciata in pace. Non fu la pietà a bloccarlo ma un’agghiacciante considerazione: «Dai, vai via, mi sembra di violentarti».

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