Rimini, la protesta in piazza dei marinai di salvataggio

Sono scesi dalle torrette e raggiunto piazza Cavour. Appuntamento alle 18.45 per oltre cento marinai di salvataggio.

La questione è nota: domani si tolgono la maglietta rossa, ultimo giorno di lavoro. Il sole, però, continua a splendere, la gente va al mare lo stesso e fa il bagno. Sindacati e Associazione provinciale salvataggio chiedono il prolungamento del servizio per tutto il mese di settembre e una gestione pubblica.

La vertenza

Parte lunghetto Mirco Botteghi, referente della Filcams Cgil, dalla città rasa al suolo dopo la guerra mondiale, dal turismo di massa e il lavoro del salvataggio, un «servizio pubblico essenziale».

Quindi la gestione dell’Azienda di soggiorno, fino ai bagnini, ai titolari delle concessioni demaniali. Tutto questo per dire che fino a dieci anni ha retto un patto sociale tale da garantire occupazione e salari. Poi? Solo peggio: lavoro, contratti, stipendi. «I giovani hanno spesso condizioni diverse dai vecchi assunti. Su un servizio pubblico, poi, questo non è più tollerabile».

La soluzione

«Bisogna tornare a una gestione diretta e pubblica, da Cattolica a Bellaria». Lo scandisce bene, Botteghi. «Gestione pubblica del servizio di salvataggio.

Le prossime tappe sono quelle che porteranno a una «definizione organica» di una proposta «nell’interesse del territorio, dei turisti e dei residenti», perché la spiaggia deve essere sicura da maggio a settembre».

Il riferimento è alla cessazione del servizio (domani). «Inutile dire: al mare ci sono poche persone o solo nonni che fanno buche nelle sabbia – incalza Botteghi – è proprio quando c’è poca gente che la sicurezza cala» e il servizio pubblico deve essere presente.

Il futuro

Se gli uomini e i mezzi del salvataggio fossero gestiti direttamente dal pubblico, vorrebbe dire offrire uno strumento in più alla destagionalizzazione e agli investimenti. «Non possiamo più accettare che dopo il 15 agosto si cominciano a mettere via le brandine perché è è stata fatta abbastanza legna, invece di andare avanti fino alla fine di settembre».

Non è secondario il tema degli investimenti per migliorare le torrette, le postazioni di lavoro, i mezzi del soccorso. Il moscone è l’alleato principe di un salvataggio, ma Botteghi ipotizza anche l’acquisto di mezzi a motore.

Con quali soldi? Intanto ci sono i canoni demaniali a carico dei bagnini che «non sono particolarmente alti», quindi la «tassa di soggiorno, parliamone, non sarebbe così stravagante se una parte venisse destinata alla destagionalizzazione e alla sicurezza».

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