Rimini, la furia e le coltellate: “Mi hai rovinato la vita, ora vado a darmi fuoco”

Lunedì 28 febbraio. È la data in cui il muratore albanese Pellumb Jaupi, 54 anni, si sarebbe dovuto presentare in Tribunale a Rimini. Il motivo? Doveva essere celebrata la prima udienza del processo che lo vede seduto sul banco degli imputati per rispondere dell’accusa di atti persecutori consumati ai danni dell’ex moglie Dituri Jaupi, 51 anni. Minacce di morte rimaste per fortuna solo parole fino alle 13 di ieri, quando ha ferito l’ex coniuge con una coltellata davanti al portone della casa di Morciano dove la donna vive. Poi, come una furia, è partito alla volta di Rimini verso l’hotel Butterfly, dove meno di un’ora dopo ha sferrato diversi fendenti contro Nicola Scarcia, 47 anni, albergatore, e ferito “accidentalmente” a una gamba Barbara, quarantacinquenne sorella di quest’ultimo, intervenuta nel disperato tentativo di salvare il fratello. Un gesto d’amore costatole diversi punti di sutura. Dovrebbe ristabilirsi in un mese. Molto più serie le condizioni di Dituri e Nicola. La prima è ricoverata al Bufalini dove è arrivata con l’elicottero, il presunto compagno all’Infermi. Entrambi sono stati sottoposti a interventi chirurgici e per entrambi i medici si sono riservati la prognosi.

“Mi hai rovinato la vita, vado a darmi fuoco”

«Quando gli è stato chiesto cosa volesse ha detto che voleva parlare con la proprietà perché cercava un lavoro per la moglie». La pacatezza, la tranquillità con cui Pellumb Jaupi si è presentato all’hotel Butterfly, mai avrebbe fatto pensare ad un simile epilogo.
«Quando Nicola è arrivato – racconta il testimone – hanno iniziato a dialogare. Poi si sono spostati alla reception».
Anche lì tutto sembrava normale «ma mentre parlavano, ad un certo punto, ha tirato fuori il coltello dal niente e lo ha colpito».
Nicola Scarsi però non ha fatto un passo indietro. «Lui si è difeso, non ha lasciato un attimo l’aggressore per non farlo fuggire. In aiuto di Nico sono arrivati anche la sorella e il figliastro che l’ha disarmato. Io per fortuna stavo arrivando perché avevo un appuntamento e li ho separati. Com’era il coltello? Da cucina. Quanto era grande? Dai 10-15 centimetri». E l’aggressore diceva qualcosa? «Tu mi hai rovinato la vita, mia moglie mi ha detto tutto». Mentre lo tenevano bloccato urlava di lasciarlo andare «perché devo darmi fuoco».

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