Rimini, la coppia gay: “Ai nostri figli niente carta d’identità”

Una vera e propria odissea quella vissuta da una coppia omosessuale riminese, regolarmente sposata. Un’odissea dei diritti. Civili. Che in Italia, per le famiglie omogenitoriali, vengono spesso dimenticati. Raccontano Christian De Florio e Carlo Tumino, genitori di due gemelli avuti, negli Stati Uniti, attraverso il metodo della “gestazione per altri”, più noto come utero in affitto: «Sono anni che ci battiamo per ottenere la carta d’identità elettronica per i nostri due gemelli. Ma un decreto risalente al governo Conte I, voluto dall’allora ministro dell’Interno, Salvini, ne rende impossibile il rilascio». Il provvedimento in questione è quello che vincola la consegna del documento alla dicitura madre e padre e non, come accadeva in precedenza, al solo termine genitore.

«Una questione diventata burocratica, ma che, invece, è di natura squisitamente politica – sottolineano De Florio e Tumino -. L’obiettivo di quell’atto governativo ancora in vigore, infatti, è quello di non riconoscere i nostri diritti, in quanto coppia omosessuale. Come evidenziato, proprio ieri (mercoledì, ndr), anche da una sentenza del tribunale di Roma, che lo ha riconosciuto illegittimo. Ci spieghiamo meglio. Fino alla norma introdotta da Salvini, i documenti d’identità per i figli minori presentavano il termine generico genitore. Dopodiché, sulla scorta di un’ideologia identitaria, mirata ad esaltare la famiglia tradizionale, attraverso quel decreto sono state inserite le diciture madre e padre. Da qui l’inevitabile stop alla consegna delle tessere, se non a terminologia differenziata». Ad oggi, comunque, questo “buco” identificativo è stato possibile bypassarlo attraverso l’utilizzo delle vecchie carte d’identità cartacee, ancora valide. «Quella dei nostri figli scadrà entro un anno – si domandano, però, i due riminesi -. A quel punto come dovremmo regolarci?».

La replica

Interviene, allora, l’assessore con delega all’Anagrafe, Francesco Bragagni: «Proprio oggi (ieri, ndr), sulla scorta della sentenza dei giudici romani, con gli uffici comunali abbiamo cercato di individuare una strada burocratica da poter seguire. Anche perché sono diverse le famiglie omogenitoriali che hanno fatto richiesta di documenti d’identità elettronici. E’ evidente che il decreto Salvini abbia modificato le procedure da seguire. Perché se prima sul documento figurava la semplice dicitura genitore, adesso l’Anagrafe è tenuta ad emettere carte con diversa terminologia: madre, per la donna, e padre, per l’uomo. Vedremo come operare da un punto di vista amministrativo. Una cosa, comunque, è certa: faremo del tutto per soddisfare le giuste istanze di queste coppie».

Ma non è la sola “violazione” del riconoscimento genitoriale quella relativa al documento identificativo. De Florio e Tumino, infatti, ne denunciano una ancora più grave: «Parliamo dell’impossibilità per il padre o per la madre non biologici di far valere il loro stato di genitori a tutti gli effetti – stigmatizzano -. In Italia, infatti, vige ancora la norma per cui solo il componente della coppia omogenitoriale riconosciuto come genitore biologico può assistere i figli in ospedale o a scuola. L’altro no. Non viene ritenuto genitore, anzi nemmeno parente, insomma un semplice sconosciuto. Per fortuna che noi, durante l’operazione di “gestazione per altri” effettuata negli Stati Uniti, decidemmo di unire i nostri semi, ottenendo così lo status legale di genitori, altrimenti ci saremmo trovati nella disgraziata situazione in cuoi versano migliaia di coppie omogenitoriali italiane, in cui solo uno dei due è padre. E questo, nel 2020, è davvero inquietante. Surreale».

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