«Vengo umiliata e picchiata, ho bisogno del vostro aiuto».

Non è stata una telefonata come le altre quella ricevuta dall’operatrice del “1522”, il numero verde antiviolenza e anti-stalking al servizio delle donne che subiscono soprusi tra le mura domestiche. A prendere a schiaffi, a spintonare, a minacciare di morte la vittima delle presunte sopraffazioni – in lacrime dall’altro capo del filo – per una volta, infatti, non era un uomo, ma un’altra donna: la compagna che diceva di amarla.

La violenza, anche quando non è di genere, resta tale: sono così scattate le procedure da “codice rosso”. Non si è arrivati a richiedere – da parte del pm riminese Davide Ercolani, uno dei magistrati “specializzati” del Gruppo tutela fasce deboli – provvedimenti come il divieto di avvicinamento: la coppia, nel frattempo, si è infatti separata («L’ultimo dispetto prima di andarsene con le sue cose in un’altra città è stato strappare i fili della lavatrice»). La rete di assistenza si è messa a disposizione della signora maltrattata attraverso rappresentanti dell’associazione “Rompi il silenzio”.

Il primo passo, dal punto di vista dell’inchiesta, è stata l’identificazione da parte dei carabinieri della donna indagata con l’accusa di maltrattamenti in famiglia e minacce. Si tratta di una professionista di cinquanta anni, residente in una provincia emiliana. Le indagini sono ancora nella fase preliminare e lei avrà modo di raccontare la sua versione dei fatti ed eventualmente far valere, anche grazie alle competenze che le vengono dall’esperienza professionale, le proprie ragioni.

Le due si conoscono attraverso Facebook qualche anno fa e, dopo essersi frequentate per un po’, decidono di andare a convivere in Romagna. Il rapporto vive di alti e bassi, ma va comunque avanti per quattro anni. Il legame affettivo è profondo, ma la riminese si lamenta della gelosia dell’altra donna. Il rapporto si incrina e le discussioni, a volte, degenerano. La cinquantenne emiliana, quando perde la pazienza, stando sempre alla denuncia, alza la voce e le mani: aggressioni fisiche e verbali, lancio di oggetti, schiaffi, strattonamenti, spinte. Una volta l’altra, stufa di subire, se ne va di casa, si confida con un’amica, ma poi torna decisa a rimettere le cose a posto. Il periodo del lokdown è il più difficile da affrontare insieme. Qualcosa si è rotto, la tensione in casa è alle stelle. «Ti ammazzo», sarebbe stata una delle minacce. Infine, la telefonata al 1522. Una richiesta di aiuto, ma la professionista a quel punto lascia l’abitazione, comprendendo che la storia è ormai finita. La denuncia per maltrattamenti porta all’apertura dell’indagine. Un caso raro di vessazioni e violenze di una donna contro un’altra donna, il primo del genere a Rimini e tra i primi in Italia dall’introduzione del cosiddetto “codice rosso”, che ha modificato le norme in materia di tutela delle vittime di violenza domestica e di genere.

Argomenti:

codice

donna

rimini

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *