Non saranno i tempi di Rimini, celebre romanzo di Pier Vittorio Tondelli (1985), né quelli del film Amarcord del concittadino Federico Fellini (1973). O, solo un anno prima, della Prima notte di quiete di Valerio Zurlini, con uno scontroso Alain Delon che si aggirava per le strade cittadine turbando i sonni di molte e molti. E non sono neppure i giorni caciaroni e pecorecci di Rimini Rimini (1987). O quelli pensierosi e velleitari di un Ligabue alle prese con la strage di Bologna (Da zero a dieci, 2002).

Ma persino in questi tempi strani e terrificanti, in quanto a lusinghe letterarie e cinematografiche, i riminesi non hanno di che lamentarsi. E se è Netflix, con la sua corazzata mondiale, a scatenare il dibattito sui social (vedi L’incredibile storia dell’Isola delle Rose o il più problematico SanPa, che ha riportato alla memoria di tutti un periodo davvero oscuro della storia italiana e soprattutto riminese), mai come in questo periodo la città pare essere al centro di attenzioni da parte del mondo editoriale e televisivo.

I riminesi ci sono abbastanza abituati, a dire la verità. Persino Giuseppe Mazzini dedicò alla località un famoso libello, Une nuit de Rimini en 1831, in cui lanciava il suo ambizioso programma politico per l’Italia: unità, indipendenza e repubblica.

Ultimo in ordine di arrivo – anche se non ancora così noto come il padre della patria – è Aldo Cazzullo, con il suo libro dedicato a Dante, «il poeta che inventò l’Italia», appena uscito per Mondadori: A riveder le stelle. Il giornalista parte proprio da Rimini, «ombelico del mondo» e luogo dove innamorarsi, per raccontare la storia sì romantica dei sempiterni Paolo e Francesca, ma anche vicenda terribilmente tragica e attuale, trattandosi di un femminicidio.

Non è da solo, Cazzullo, in questa affollata «riminologia»: la «formica» Gino Vignali, riminese acquisito, sta realizzando per Solferino addirittura una tetralogia gialla ambientata a Rimini (nel 2020 è uscito il terzo romanzo Come la grandine) che presto diventerà una fiction: una grossa casa di produzione ne ha infatti acquistato i diritti e così potremo vedere ambientate in città le avventure della vice questora Costanza Confalonieri Bonnet.

E veniamo a un altro scrittore che ha scelto il fascino del mare per trovare ispirazione, spostandosi dalla sua Bologna: Enrico Brizzi. Anche lui ha voluto una poliziotta come protagonista della sua trilogia, di cui quest’anno è uscito per Theoria Il caso Fellini: si tratta dell’ispettrice Eva Bauer, alle prese con sanguinose vicende ambientate nella città di Rimini. E non solo: nelle pagine di Brizzi si ritrovano anche eventi come Al mèni, il capodanno e il centenario di Fellini, con tanto di misterioso delitto al cinema Fulgor.

Un altro autore e giornalista legato a doppio filo alla Romagna, dove ha anche abitato e ritorna spesso («Ora vivo a Londra ma se dovessi decidere di tornare in Italia prenderei casa in Romagna. Dove, se non qui?»), è Enrico Franceschini: nel suo Bassa marea (Rizzoli) racconta «il lato oscuro della California italiana» attraverso le avventure «molto autobiografiche» del giornalista in pensione Andrea Muratori, in una riviera fuori stagione che rende omaggio a Fellini e a Tondelli.

Infine, come dimenticare il genius lociMarco Missiroli? Dal suo ultimo romanzo Fedeltà (Einaudi) nascerà una serie tv Netflix. Rimini, vi scrive, «abitua i suoi abitanti all’aria di festa».

Come dargli torto?

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