Nel 1906 il circo equestre di Buffalo Bill, da oltre vent’anni in giro per l’Europa, si appresta a chiudere i battenti: a fine anno tornerà in America e si scioglierà definitivamente. Nonostante l’annunciata cessazione dell’attività, ma forse proprio per questo motivo, l’eco degli entusiastici consensi che riscuote di città in città cresce a dismisura.

Buffalo Bill Archivio Fiorella De Terlizzi


L’arrivo a Rimini
Nell’aprile, in tournée in Italia, il mastodontico complesso artistico approda a Rimini per una giornata di spettacoli. Mai si era visto un circo così grandioso: quattro treni speciali carichi di attrezzature; 1300 uomini; centinaia di cavalli, muli e bufali selvaggi; un’organizzazione perfetta, efficiente, in grado di allestire in poche ore un’«imponente baracca» capace di circa cinquemila posti, sistemati su tre lati di un’area circolare, protetti «da un immenso padiglione di tela impermeabile».

La stampa locale dà ampio risalto all’avvenimento. Delle gesta di Buffalo Bill (1846-1917), il favoloso colonnello William Frederick Cody, «capo degli esploratori dell’armata degli Stati Uniti», si riempiono intere pagine. Il personaggio è noto per avere partecipato alle «diverse campagne contro gli indiani», ma anche per averli pacificati e aiutati contro l’invadente prepotenza dei bianchi fino a diventare il loro migliore amico.
«Non c’è un solo capo delle tribù indiane che non conosca e ammiri il colonnello Cody», scrive La Riscossa il 31 marzo 1906. La fama di Buffalo Bill – aggiunge il settimanale – è legata anche alle imprese di quei pionieri della parte orientale degli Stati Uniti, uomini di frontiera «che seppero impegnarsi con coraggio, lealtà e spirito di sacrificio per il trionfo della civiltà contro il sopruso e la barbarie».
Il soprannome fu Buffalo Bill
A Cody il soprannome di Buffalo Bill venne dato durante la guerra civile americana quando, poco più che un ragazzo, si era distinto per aver fatto strage di bisonti – sembra che ne abbia ammazzati quasi cinquemila –, necessari per sfamare gli operai che costruivano la ferrovia del Pacifico. A quei tempi non si andava tanto per il sottile con l’equilibrio ambientale.
L’idolo delle donne
Cresciuto in mezzo all’aria acre dei saloon, tra imbroglioni e prostitute, William Frederick fu protagonista in gioventù di una avventurosa serie di mestieri. Emilio Salgari nell’aprile del 1890, in una delle sue corrispondenze su L’Arena di Verona lo descrive vaccaro, conduttore di diligenza, portatore di dispacci (pony express), carovaniere, cacciatore di taglie… Era dotato di una mira favolosa: con la carabina riusciva a colpire un dollaro a una distanza di cinquanta passi.
Bello nell’aspetto e determinato nel carattere, per l’immaginario collettivo incarnava il mito dell’eroe; per le donne era un idolo. E lui era talmente convinto di rappresentare una leggenda vivente che a un certo punto decideva di interpretare se stesso e i personaggi della Frontiera nelle piste dei circhi equestri.
Iniziò con una “comparsata” per il Barnum, poi ci prese gusto e si mise in proprio fondando il Buffalo Bill’s Wild West, una sorta di “teatro itinerante” in grado di mostrare l’epopea americana con scene che illustravano i momenti salienti della storia del Far-West: la giornata del cow-boy, la carovana dei convogli, i ladri di cavalli, l’assalto alla diligenza, l’arrivo della cavalleria e soprattutto la suggestiva messa in scena dell’ultimo tragico combattimento del generale Custer contro gli indiani Sioux: la battaglia di Little Big Horn del 25 luglio 1876. Una finzione, a detta degli spettatori, più verosimile della realtà.
A Rimini cow-boys e pellirosse
Fanno parte della troupe i «veterani di tutte le grandi armate della terra». I coloratissimi manifesti dello spettacolo che invadono le strade di Rimini assicurano la presenza di giapponesi, arabi, tartari, inglesi, messicani e naturalmente cow-boys e pellirosse. Tra questi ultimi ci sono diversi “grandi capi”: Orso Duro della tribù dei Sioux, Orso Solitario dei Cheyenne; Cuore Nero degli Arapahoe; Coda di Ferro dei Brulè…
Protagonista e gran cerimoniere di questa “irripetibile” scorpacciata di Far-West è Buffalo Bill, presente sulla scena dal primo all’ultimo “quadro”. Nel ruolo di «maestro dei tiratori a cavallo» non smentisce la sua fama di uomo d’azione, nonostante i sessant’anni suonati, la fluente parrucca e un po’ di pancetta.
Due spettacoli in Piazza d’Armi
Impiantato in Piazza d’Armi (borgo XX Settembre), il circo del colonnello Cody ha in programma due rappresentazioni per mercoledì 11 aprile 1906: la prima, diurna, alle 14; la seconda, notturna, alle 20. L’ingresso ai palchi costa 8 lire; il prezzo delle sedie numerate va da un minimo di 2 ad un massimo di 5 lire. I ragazzi al di sotto dei 10 anni «pagano mezzo posto».
Lo show richiama a Rimini una folla enorme. L’Ausa del 14 aprile scrive «di uno straordinario concorso di gente dai paesi vicini e dalla campagna». La Riscossa parla «di forestieri che dettero in tutta la giornata animazione alla vita della nostra città». Sembra che l’incasso dei due spettacoli abbia superato le 30.000 lire: una cifra iperbolica in quell’inizio di secolo per delle manifestazioni equestri.

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