Rimini. L’ostetrica con la valigia che fa nascere i bimbi in casa

Rachele Montini nel 2009 assiste al suo primo parto a casa e ad oggi ha già fatto nascere fra le mura domestiche e in ospedale 277 bambini viaggiando da Fano a Ravenna. Lei, riminese, figlia di creativi, inizialmente non sapeva cosa avrebbe fatto “da grande” poi parlando un giorno per caso con una ragazza scopre la facoltà di ostetricia: «Non ricordo neppure il suo nome – commenta Rachele – ma il suo racconto mi ha affascinata e, dopo essermi documentata, nel giro di poco ero una matricola a Bologna presso la facoltà di ostetricia».

Tante le ore trascorse in ospedale e nelle sale parto durante gli anni universitari ma la riminese ha avviato la sua professione proprio il giorno di Natale di 11 anni fa: «Ricordo come adesso quella mattina, nevicava. Mi chiama la mia attuale collega Paola Carlini, con la quale mi sono formata nella libera professione, per assistere a un parto a domicilio. Ho accettato e non me ne sono affatto pentita. La nascita di Elisa, di tre chili e poco più, nella sua casa a San Mauro Pascoli in campagna è stata un’esperienza unica come tutte le nascite che sono seguite».

Rachele da quel giorno ha deciso di essere una ostetrica libero professionista e di assistere le mamme che fanno la scelta del parto a domicilio, possibile e regolamentata in Emilia Romagna dal 1998 come in altre quattro regioni italiane: «Con Paola Carlini e Nadia Morello abbiamo un’associazione “Nascita e non solo” e seguiamo le donne che decidono di affrontare questa esperienza, accordata dall’Ausl locale. Alla telefonata, molto spesso notturna, partiamo e in questi anni siamo arrivate persino a Fano e Ravenna. Anche se alle volte capiamo che è presto per raggiungere la mamma è come se fossimo già li. Durante il viaggio cresce la fiducia che i bambini sanno nascere e le donne partorire, come afferma il dottor Braibanti, e che l’ostetrica si trova accanto a quella donna per vigilare su questo sapere illuminato».

Le ostetriche a domicilio restano a completa disposizione delle mamme fino a quaranta giorni dalla nascita e oltre. Nel momento del parto non indossano la classica divisa ma comode tute e calze antiscivolo: «Ci integriamo completamente nel contesto famigliare, diventiamo quasi delle amiche, si instaura con ciascuna delle pazienti un legame indissolubile che continua nel corso degli anni – spiega Rachele –. Aprendoci le porte di casa queste famiglie ci accolgono anche nella loro vita. È sempre bello ricordare con le mamme le ricorrenze più importanti dei bambini, come il loro primo compleanno. È questo che rende unico il parto a casa».

Rachele ha sempre la sua auto pronta per un nuovo viaggio e per una nuova nascita: «Nel bagagliaio c’è sempre tutto: dalla borsa o valigia dell’ostetrica contenente tutti gli attrezzi finalizzati a garantire la sicurezza della mamma e del bambino, alla piscina gonfiabile per chi sceglie il parto in acqua. Oltre a noi nelle prime 24 ore dalla nascita del bambino interviene sempre anche il pediatra».

Per Rachele e le sue colleghe la zona rossa prevista per queste festività non esiste. Se il loro telefono squillerà in questi giorni comunque si partirà e si darà il benvenuto ad una nuova vita.

Katia Bartolini

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