Rimini, "l'assegno unico per i figli? Noi ne abbiamo 6, è un grande aiuto"

Un assegno mensile fino a 175 euro, che scendono a 85 per i figli maggiorenni tra i 18 e i 21 anni, con domande da inoltrare all’Inps dal 1° gennaio 2022 e pagamenti in arrivo a partire da marzo. Questi i tratti essenziali dell’Assegno Unico universale per i figli introdotto dalla legge delega 46 pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 6 aprile scorso e reso operativo dal decreto attuativo approvato dal Consiglio dei ministri giovedì 18 novembre. A beneficiarne saranno tutti i nuclei con figli a partire dai 7 mesi di gravidanza fino ai 21 anni di età, purché studino o stiano cercando lavoro, e, novità delle novità, potranno goderne in base all’Isee sia i lavoratori autonomi che quelli dipendenti con uno o più figli a carico. Lo strumento, che concentra tutti gli aiuti attualmente previsti per le famiglie, manda inoltre in pensione l’assegno «ponte» voluto dal Governo Draghi e riservato ai disoccupati e ai titolari di partita Iva, coloro cioè che fino a ora non avevano avuto accesso agli assegni familiari o Anf. Una notizia che non può che essere accolta con grande soddisfazione soprattutto nei nuclei più cospicui, come rivela Paolo Nanni, presidente provinciale dell’Associazione Famiglie Numerose di Rimini e membro del direttivo nazionale.

Nanni, da quanto è alla guida e cosa si intende con famiglia numerosa?

«Sono entrato in associazione nel 2004 e ne sono presidente dal febbraio 2005. La famiglia numerosa è quella in cui è garantito il ricambio generazionale, quindi quella con almeno tre figli. In provincia, sono circa un centinaio le iscritte, anche se in alcuni nuclei i figli sono cresciuti e sono andati a vivere altrove. Ne sono però entrati altri. Purtroppo il numero è in calo come la natalità e se andiamo avanti così non si parlerà più di famiglie numerose, ma di famiglie con o senza figli».

Lei quanti ne ha?

«Sei, fra i 14 e i 27 anni, quindi qualcuno è escluso giustamente dall’assegno unico visto che sta già lavorando. Fra l’altro sono già nonno!».

Quanto è importante la novità appena approvata dal Governo?

«Moltissimo. E’ un primo riconoscimento dell’importanza dei figli senza differenze e categorie (fino a ora l’assegno era riservato ai lavoratori dipendenti e non agli autonomi, come se i loro figli non fossero come gli altri) e anche dell’importanza del loro numero visto che è previsto un extra bonus di 100 euro per le famiglie con quattro figli e oltre. Infine, parte già dal momento dell’attesa (i setti mesi di gestazione) e arriva ai 21 anni in caso di figlio a carico ancora in un percorso di formazione».

Questa è un’altra novità di rilievo.

«E’ indubbiamente un ulteriore passo importante, perché fino a ora solo le famiglie con quattro figli a carico avevano l’estensione fino ai 21 anni: in questo modo viene ampliata la platea. Si poteva addirittura fare di più per chi intraprende la carriera universitaria».

Come si riesce a crescere una famiglia numerosa di questi tempi?

«Educare anche un solo figlio è già complesso, quando sono più tutto si amplifica perché ci si scontra con diverse generazioni, dall’infanzia all’adolescenza e alla maturità, e bisogna avere una buona gestione caratteriale e sociale per le esigenze diverse. Sicuramente l’armonia di coppia è fondamentale e di grande aiuto, visto che non si nasce imparati e si cresce anche grazie agli errori. Dal punto di vista economico è invece una scelta di vita: la vacanza tutti insieme è ad esempio quasi un’utopia, sia per carenza di strutture di accoglienza che per i costi. Ma sono altre le cose che contano».

A proposito di economia, in questo anno e mezzo di pandemia molti dei vostri nuclei saranno andati in grandissima difficoltà visti i numeri delle persone costrette a casa.

«In associazione abbiamo un gruppo che si chiama ‘Aiutiamoci’ attraverso cui raccogliamo fondi per i nuclei bisognosi e durante i lockdown le richieste di aiuto per bollette, cibo e altre necessità sono aumentate e siamo intervenuti su più fronti: con i bambini a casa, in molti casi poteva lavorare un solo genitore e con la didattica a distanza era quasi impossibile trovare connessioni e strumenti per tutti».

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