Rimini, il dolore di una madre: “L’assassino della mia Sonia non ha chiesto scusa”

«L’assassino non ha chiesto scusa. Ha detto solamente “sono stato io” aggiungendo “non so perché l’ho fatto”». Sabrina Lombardi, mamma di Sonia Di Maggio, è scoppiata in lacrime «un pianto pieno di rabbia» quando mercoledì scorso Salvatore Carfora, l’assassino della figlia, ha reso la “sua confessione” davanti ai giudici togati e popolari della Corte d’Assise di Lecce. Per Sabrina Lombardi quella è stata la prima volta in cui ha potuto guardare negli occhi il 39enne campano che con 31 coltellate le ha portato via la figlia, freddata il 1 febbraio del 2021 mentre passeggiava in compagnia del nuovo fidanzato per le strade di Minervino.

Signora qual è il suo stato d’animo?

«È quello di una madre, di una persona che sopravvive. Non ci sono parole per spiegare come mi sento dentro. Dieci mesi prima della morte di Sonia ho perso mio padre, ma questo dolore non è paragonabile a niente; è cento volte superiore, ti squarta».

Com’è la sua vita oggi?

«Vivo giorno per giorno, aspetto che arrivi la sera per dirmi sono ancora viva. È veramente difficile andare avanti. Non è vero che il tempo aiuta, anzi. Le sensazioni cambiano e tutto diventa molto peggiore. Con il passare dei giorni il dramma è amplificato, perché sai che la fine è definitiva».

Chi ha vicino?

«Ho chiesto per forza un aiuto psicologico perché eravamo caduti in un loop. Ma non ci sono parenti, amici, che possono attenuare questo dolore devastante: si è completamente soli. Per fortuna ho ripreso a lavorare».

Il 15 febbraio ci sarà la sentenza…

«E sarà la sentenza per un dramma assurdo. Quell’assassino conosceva mia figlia da soli sei mesi. È vero, erano andati a convivere, ma erano appena all’inizio di quello che è il normale cammino di vita in comune di una coppia. Un femminicidio non è giustificabile mai, ma lo è men che meno in una storia ai primi passi come la loro. Non è credibile che dopo così poco tempo non potesse più vivere senza di lei».

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