Rimini. L’annuncio dei bagnini: “Gli ombrelloni saranno più cari”

Guerra in Ucraina e crisi energetica da una parte, direttiva Bolkestein dall’altra. Il comparto turistico riminese è stretto tra due fuochi, che mettono a dura prova la resistenza di chi lavora e investe. E che creano enormi difficoltà ad un settore, locomotiva dell’economia riminese, già pesantemente colpito dalla pandemia e, oggi, nuovamente cannoneggiato da un’inflazione galoppante, attestatasi a febbraio ad un +5,7% su base annua, e ad un +0,9% su base mensile (a gennaio, infatti, era al +4,8%). Risultato? Prezzi schizzati in alto. E una stagione estiva che si prospetta all’insegna del carovita.

Il caro lettino

La conferma arriva direttamente dal comparto balneare: bagnini in primis. Spiega Giorgio Mussoni, presidente della cooperativa Bagnini Rimini nord: «Non credo ci sia qualcuno che possa pensare che il costo dell’ombrellone resti fermo allo scorso anno. Qui aumenta tutto, come facciamo a tenere gli stessi prezzi dell’estate 2021? Tutto noi lo vorremmo ovviamente, ma quando ti trovi davanti un aumento del costo dei materiali per la manutenzione del 30%-50%, come fai a non adeguarti? A non farti pagare un po’ di più l’ombrellone? Almeno per pareggiare le spese. Ritengo, quindi, che questo aumento ci sarà, anche se cercheremo di contenerlo il più possibile». Un ragionamento chiaro, che non ammette repliche quello del presidente della cooperativa Oasi. Anche se, va detto, nella Riviera romagnola il prezzo giornaliero dell’ombrellone è tra i più bassi d’Italia. «Basti pensare – sottolinea Mussoni – che da noi il costo di un ombrellone con due lettini varia dai 10, ai 15, fino ai 20 euro giornalieri, in base al periodo».

Questo a Viserba, Viserbella, Torre Pedrera. Così come a Marina centro, Bellariva, Marebello, Rivazzurra, Miramare. Commenta, infatti, Mauro Vanni, presidente di Confartigianato Imprese demaniali: «Il peso dell’inflazione non potrà non pesare sul nostro settore, così come su tutti gli altri settori imprenditoriali italiani. Per cui davanti ad un canone demaniale cresciuto dell’8%, ad un prezzo dell’energia arrivato alle stelle, e ad un aumento degli stipendi dei dipendenti, non si potrà non intervenire sul costo degli ombrelloni. Ritengo quindi che un rincaro ci sarà, anche se cercheremo di contenerlo il più possibile. Detto questo, ci terrei, però, che si ricordasse che a Rimini il prezzo degli ombrelloni è tra i più bassi: 15, 20 euro al giorno». Insomma, coro unanime. E non potrebbe essere altrimenti. Chiosa Diego Casadei, presidente della cooperativa Bagnini Riccione: «Il prezzo degli ombrelloni credo che sarà ritoccato, ma in modo contenuto».

Marzo, tempo di valutazioni e pianificazioni per il comparto turistico-balneare. In particolare per quegli imprenditori che lavorano a diretto contatto col mare. Come i gestori dei chioschi sulla spiaggia. Che, tra direttiva Bolkestein, guerra in Ucraina, e aumento dei prezzi, soprattutto nel settore dell’energia, si trovano a dover far i conti con un’inflazione galoppante (+5,7% a febbraio) e dagli sviluppi inimmaginabili. Stigmatizza Ezio Filipucci, presidente di Assobalneari Confindustria Emilia Romagna: «Vorrei puntare subito il dito contro le speculazioni in atto in certi settori. Come quello dell’energia, ad esempio, dove le multinazionali impongono prezzi assurdi e fuori logica e i consumatori si ritrovano a dover fare i salti mortali per coprire i costi. Il risultato lo vediamo tutti: costo della vita alle stelle». Ed è in questo scenario da carovita anni ‘70 che la Capitale italiana delle vacanze si affaccia alla prossima stagione estiva. Con un macigno pronto a cadere sui settori strategici dell’economia riminese come il turismo da spiaggia, ovvero l’aumento dei prezzi.

Spiega Filipucci, che oltre a ricopre un ruolo di vertice nell’Assobalneari è anche titolare di un ristorante sulla spiaggia: «Ritengo l’aumento dei prezzi una cosa scontata. Speriamo di riuscire a contenerlo intorno ad un +5%, ma davanti a prodotti il cui costo è addirittura schizzato in appena due settimane cos’altro dovremmo fare? Pensate che propri ieri (lunedì, ndr) ho ricevuto dal fornaio il nuovo listino dei prezzi del pane e dei prodotti da panetteria: l’aumento è del 10%. Per non parlare dell’astice canadese, passato da 32, 34 euro al chilo a 40 euro al chilo. Ripeto: cosa dovremmo fare? Comunque, nei prossimi giorni ci riuniremo noi gestori di chioschi e ristoranti sul mare e definiremo una strategia dei prezzi, che sarà studiata su una linea chiara: pareggio delle spese e non ricarico per fare reddito. Con l’auspicio che questa guerra termini al più presto e la situazione si riassesti». ad.ce.

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