Rimini. Invasione di calabroni, i vigili del fuoco in trincea

Fino a dieci interventi al giorno per eliminare i nidi dei calabroni. Figli del caldo anomalo di un autunno che sembra estate, i grandi insetti neri infestano le case in prima periferia e in campagna, da Bellaria fino a Cattolica. Una specie di invasione che i vigili del fuoco sono chiamati a combattere in prima linea, con le poche risorse a disposizione. «Quando ci sono persone allergiche, che rischiano di andare in shock anafilattico, dobbiamo intervenire noi perché lo si considera un intervento di soccorso» spiega il caposquadra dal comando provinciale riminese. Il problema, però, non è solo di tipo sanitario, ma anche di gestione del personale e delle emergenze. «Come tutti gli enti, siamo sottodimensionati – ricordano da via Varisco – dovremmo essere almeno il 35% in più di quelli che siamo oggi, quando normalmente operative ci sono quattro squadre più due mezzi d’appoggio, tra i distaccamenti di Miramare, Cattolica e Novafeltria». E un intervento come quello di disinfestazione da calabroni richiede l’impiego di una squadra per volta, «ovvero cinque persone». Facile immaginare che «il rischio di gestione di un’eventuale emergenza nello stesso momento è alto».

Per questo, se non non ci sono soggetti allergici, i vigili del fuoco sono costretti a limitarsi a suggerire ai cittadini comportamenti utili per tamponare l’urgenza, come recintare la zona interessata, chiudere le porte e allontanarsi, «nell’attesa che arrivino le ditte private di disinfestazione».

Come palloni da basket

Normalmente l’emergenza calabroni, così come quella per le vespe, cessa alla fine di settembre, con l’arrivo dei primi freddi. Il caldo anomalo di questo ottobre invece ha favorito il proliferare degli insetti, che spopolano in aree poco urbanizzate come le campagne di Viserba, Santarcangelo, Bellaria e Villa Verucchio, andando a occupare principalmente anfratti e stanze poco utilizzate. «Le loro preferite sono le canne fumarie, che generalmente in questo periodo sono in funzione, mentre quest’anno sono ancora inattive, ma anche i cassonetti delle tapparelle, le stanze delle grandi case in cui non si entra mai, i garage o magazzini in cui si ricoverano gli attrezzi, o gli alberi con le cavità. I calabroni fanno i nidi lì. Solo che i “vespai” dei calabroni possono diventare grandi come palloni da basket, e se non vengono scacciati, questi insetti fanno un andirivieni continuo per andare a cercare materiale con cui ingrandire sempre di più il nido dove depositano le larve».

Il morso del calabrone, del resto, può comportare effetti più gravi di quello della vespa, «raccomandiamo grande cautela – ribadiscono – per noi si tratta di interventi d’emergenza, che siamo costretti a considerare di minore entità per colpa del poco personale a disposizione. Nel giro di due anni il ministero dell’Interno dovrebbe bandire un concorso. Speriamo».

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