Rimini. Insulti omofobi al vicino: a processo con l’aggravante

Un anno di insulti omofobi subiti dall’ex vicino di casa e da sua figlia. Insulti gridati dal balcone, davanti a chiunque potesse vedere e sentire, anche soltanto perché di passaggio, tutte le volte che M. e il suo ex compagno uscivano o rientravano a casa: «Come va, frocio? Non fare tardi al lavoro altrimenti i froci non li fanno entrare». E insulti più subdoli, quando M. andava a buttare la spazzatura e i due gli si avvicinavano a bordo della propria automobile.

Poi, la forza di sporgere denuncia, che ha portato al processo in corso (ieri la seconda udienza) al Tribunale di Rimini. «Convivevo con il mio ex compagno – ripercorre la vicenda M. –. In un primo momento, questi insulti erano rivolti in particolare contro di me. Poi hanno cominciato a prendere di mira anche lui. All’inizio mi sono sforzato di sopportare e niente di più. Molte volte sarei stato tentato di reagire, però non ne sarebbe valsa la pena. Poi ho cominciato a fare dei filmati e a documentare quello che stava succedendo».

Nessuna solidarietà
dagli altri vicini

Fra gli altri vicini, «nessuno ha fatto niente – sorride amaramente –. Mi sarei aspettato una qualche reazione, ma nessuno mosso un dito e nessuno si è schierato in mia difesa».

Dopo un anno, «mi ha spinto a denunciare il fatto che non stessi più bene – racconta ancora –. Lavoro assieme a mio padre, e anche se si immagina di riuscire a lasciare i problemi lontani dal lavoro, questo non è realmente possibile e le persone se ne accorgono quando c’è qualche cosa che non va. Mi considero molto fortunato, perché ci sono state tante persone che mi hanno supportato, a cominciare dalla mia famiglia. Altri, da soli, sono spinti a prendere decisioni molto più estreme. E denunciare non è un segnale di debolezza, lo si fa per lottare, e per lottare a nome di tutti». A fianco di M. nel processo c’è anche l’ex compagno: «Abbiamo sporto denuncia tutti e due – spiega –. Siamo rimasti in buoni rapporti e ci diamo forza l’un l’altro. E mi auguro che con il tempo anche gli altri vicini si rendano conto di quello che è successo e ci possano sostenere».

L’ansia per il processo
ora in corso

Anche perché «questa situazione mi crea molta ansia – non nasconde –. Non vedo l’ora che questa storia sia terminata. Mi sentirò libero e sereno quando sarò riuscito a lasciarmi questa cosa alle spalle».

Il processo vede l’ex vicino di casa e sua figlia imputati per stalking con l’aggravante dell’articolo 604 ter del Codice penale, ovvero le finalità di discriminazione o di odio etnico, razziale o religioso.

«La Procura ha fatto propria un’interpretazione del Gip di Trieste – spiega Christian Guidi, avvocato di M. –. E’ giusto che si sia finalmente arrivati a una sorta di interpretazione più evolutiva dell’articolo 604 ter. L’omofobia è una forma di razzismo».

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