Rimini: “Dipendenti senza green pass”, aumentano le segnalazioni su bar e ristoranti

Dipendenti degli esercizi pubblici non in regola con il green pass? Il caso del bar e ristorante Nettuno di piazzale Kennedy, in cui un cuoco, un cameriere, un barista e il titolare sono stati sanzionati dalla Polizia locale a seguito dei controlli sul personale, infiamma il dibattito.

E c’è chi punta il dito anche contro gli esercizi pubblici che non si preoccupano di controllare la certificazione dei clienti che fanno sedere all’interno. E anche alla redazione del Corriere Romagna non sono mancate le chiamate di clienti per denunciare il mancato controllo del green pass in diversi locali.

«Fa più notizia un unico caso, anche quando la stragrande maggioranza delle persone sta facendo il proprio lavoro nel migliore dei modi – commenta Fabrizio Vagnini, presidente di Confesercenti Rimini –. Le regole sono assolutamente fondamentali, e siamo per il rispetto delle regole. E la maggior parte dei nostri associati è a posto e non ha alcun problema, né fra i propri dipendenti né nel fare i controlli sui clienti».

Per aiutare titolari e lavoratori, «una possibile soluzione potrebbe essere quella di sopperire alla mancanza di tamponi, per agevolare chi non è ancora riuscito a fare o non ha intenzione di fare il vaccino – aggiunge –. Questo non significa assolutamente che difendiamo chi non lo fa. Non è una giustificazione. Però è necessario trovare la maniera più giusta di fare le cose nel rispetto delle regole che sono state stabilite».

«Conosco molto bene il titolare ed è una persona perbene – osserva Gianni Indino, presidente di Confcommercio Rimini –. Non lo sto giustificando, ma sono sicuro che ci sarà una ragione per quello che è successo».

Al di là del caso particolare, «ci sono delle regole e tutti le devono rispettare – continua –. Il green pass va controllato sia ai clienti che ai dipendenti, perché i clienti hanno tutto il diritto di sapere che le persone che li servono sono in regola. Questo è fuori discussione».

Poi, «magari per difficoltà nel reperire personale, o per fare fronte a una difficoltà che si riteneva provvisoria, o per scongiurare la chiusura dell’attività a causa dell’assenza di troppi lavoratori, qualcuno ha forzato la mano»? – si domanda Indino – Non lo saprei dire, però chi sbaglia deve pagare e su questo non c’è alcun dubbio».

Una proposta a caldo è quella di «istituire una corsia preferenziale per i lavoratori che si devono sottoporre al tampone, perché siano subito “in regola” e a fronte di file che si stanno allungando sempre di più – prosegue –. Ma la soluzione migliore rimane il vaccino. Mi auguro che presto tutti facciano una scelta di cuore, di cervello e di comunità».

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