Rimini, incubo sfratti: ecco le stanze per evitare la strada

Valanga di sfratti in arrivo, il Comune corre ai ripari mettendo in campo l’Albergo sociale e quasi 400mila euro. Alla luce dell’aggravarsi della crisi economica generale e di una generale precarizzazione dei rapporti di lavoro, a cui si aggiunge anche una contrazione dell’offerta di mercato, il Distretto di Rimini ha trovato la quadra, rinnovando l’esperienza dell’Albergo diffuso per il periodo che va dal 1° giugno prossimo al 31 dicembre 2024 mediante un finanziamento di 362 mila euro e l’avvio del procedimento di istruttoria pubblica. Ad usufruire di quest’opportunità saranno persone «in forte difficoltà che rischiano di vivere in strada o che già vivono in dormitori o in strutture su cui grava il provvedimento di sfratto».

Una categoria riassunta con il termine Ethos, ovvero coloro che sono «impossibilitati a provvedere al reperimento o al mantenimento di un’abitazione».

L’inserimento avrà una durata massima di tre mesi eventualmente prorogabili a seguito della ridefinizione del progetto di supporto.

Questo periodo, infatti, viene considerato un tempo sufficiente «per la risoluzione delle problematiche che hanno determinato la condizione di fragilità e di conseguenza l’esigenza immediata di un alloggio».

Un tetto per i bisognosi

«L’albergo sociale è ormai un architrave del nostro welfare e nel dettaglio – spiega l’assessore alla Protezione sociale del Comune di Rimini, Kristian Gianfreda – ad ospitare una ventina di famiglie sarà la Locanda tre angeli a Torre Pedrera». Inaugurata in via Kassala, nel dicembre del 2020, e gestita dalla Caritas Diocesana per accogliere i senza dimora, la struttura nel progetto originario intendeva affrontare l’emergenza freddo, ospitando 35 persone in altrettante camere singole con bagno. Nell’occasione era stato siglato un contratto d’affitto triennale con i titolari, la famiglia Angeli a cui il vescovo Francesco Lambiasi aveva regalato un dipinto che realizzato dagli ospiti della Casa Madre del Perdono raffigurava Gesù in braccio a Maria mentre spezza catene simbolo «di solitudine e isolamento sociale». Intanto Caritas aveva partecipato all’istruttoria pubblica del Comune, per il Progetto “Accoglienza 24 ore al giorno per persone in condizione di marginalità estrema e senza fissa dimora legato all’emergenza Covid”, iscrivendosi poi all’Associazione italiana albergatori. Dal canto suo l’Amministrazione aveva accordato un contributo di 55mila euro sino al 30 giugno 2021. Al taglio del nastro erano state ipotizzate successive modalità di accoglienza temporanea per persone sotto sfratto o alla ricerca di alloggio, ma anche l’uso come albergo sociale per vacanze estive o come punto sinergico di eventi.

L’accoglienza

«È un percorso su cui sto lavorando da tempo e che – spiega Gianfreda – entra nel vivo ora che, si sono sbloccati tutti gli sfratti, dopo due anni, e mi sono ritrovato una serie di famiglie in strada. Una situazione molto difficile, determinata da una sorta di sfiducia nel mercato da parte dei proprietari di case, che – chiarisce – preferiscono destinare gli appartamenti a turisti o studenti, causando così una contrazione che rende difficile trovare un’abitazione persino a chi avrebbe la capacità economica per far fronte a un affitto». Scendendo nei dettagli della progettazione sottolinea dunque che «l’albergo sociale è un primo tassello per rispondere a quest’emergenza».

Le garanzie

Si tratta di una «risposta transitoria per accompagnare questi nuclei in un percorso a cui seguiranno altri step, supportati da assistenti sociali e figure di riferimento, perché ognuno possa reinserirsi nel mercato immobiliare, dove faticano a trovare un nuovo affitto senza garanzie soprattutto le famiglie con bambini». E precisa: «La casistica è complessa ed ampia non è possibile descrivere le persone a cui si rivolge il progetto». Certo è che «stiamo mettendo in piedi un’agenzia, – evidenzia – proprio per fornire a tutti garanzie per fronteggiare l’emergenza abitativa che Rimini attraversa». Il costo del progetto quindi non copre solo l’accoglienza, prosegue l’assessore, «ma l’intero progetto di accompagnamento e di ritrovata autonomia. Un primo passo molto importante, nonché la risposta che finora mancava», conclude.

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