Rimini. Incontra il ragazzo che gli salvò la vita dopo l’infarto in auto: “Gli devo tutto”

«Ho abbracciato l’angelo che mi ha salvato la vita». Ha la voce incrinata dall’emozione il 48enne Salvatore Para che giovedì sera ha incontrato in un locale di Villa Verucchio, dove risiede, il volontario della Croce Rossa che rimise in moto il suo cuore con un defibrillatore e grande lucidità. «Mi è sembrato di conoscere Andrea da sempre ma – confessa – prima di qualsiasi discorso ci siamo abbracciati: alla stretta si sono unite la nostre famiglia».

La vicenda

L’incidente si registrò il 23 giugno scorso sulla via Emilia all’altezza di Santa Giustina. Para stava tornando a casa verso le 23, quando venne colto da un infarto, perdendo il controllo dell’auto che sbattendo contro un muretto si arenò sulla scalinata della chiesa. La compagna che sedeva al suo fianco ebbe la prontezza di tirare il freno a mano, scongiurando l’epilogo peggiore. Il resto lo decise il caso, quando un volontario della Cri, il 21enne Andrea Castaldo, che passava di lì, notò un capannello di gente e decise di accostare. Compresa la gravità della situazione, estrasse dal veicolo l’uomo che aveva perso coscienza e non respirava più, facendosi portare il defibrillatore dal vicino “Bar Sport”. Uno choc dopo l’altro fece ripartire il suo cuore, prima dell’arrivo dell’ambulanza, che lo trasportò in ospedale per le ultime cure.

Che serata

Ora l’agognato incontro. «Durante la cena abbiamo condiviso i ricordi e – racconta Para – mi ha rallegrato sapere che abbia superato l’esame per entrare nelle fila delle Cri. È un giovane che lavora e studia, davvero un modello per gli altri». Intanto la sua ripresa è a buon punto «tra alti e bassi» e ringrazia la compagna per essere rimasta al suo fianco. Visto l’impegno come dirigente di calcio nell’Asd Villa Verucchio assicura che si impegnerà «per diffondere corsi sul primo soccorso perché il defibrillatore salva non una persona ma – rimarca – tutta la sua famiglia». E promette: «Con Andrea non ci perderemo di vista, tra noi c’è un legame indissolubile. Se il locale non avesse chiuso, saremmo rimasti a oltranza».

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