Rimini: incendio, salvata una famiglia dalle fiamme

Un incendio di vaste proporzioni l’altra notte ha devastato il capannone industriale di via De Gasperi, nella zona artigianale di Viserba Monte a Rimini, che ospita la ditta “Tiraferri traslochi” e altre cinque attività. Non ci sono stati feriti, ma i danni sono ingentissimi e le cause ancora sconosciute. I cinque occupanti dell’appartamento sopra lo stabile devono la salvezza all’intervento del vigilante di un istituto privato che, sapendo della loro presenza, si è attaccato al citofono gridando come un folle: «Dovete uscire subito! Scappate». Erano le tre e mezza. Le urla della guardia giurata, più forti delle sirene impazzite degli allarmi. Le fiamme già alte, un bagliore arancione illuminava la notte. «Gli dobbiamo la vita – racconta l’inquilina Lucia Pierfederici, parrucchiera – Dormivamo tutti e non ci eravamo accorti di niente, eppure in casa c’era già del fumo». Dalla finestra si è affacciata sull’inferno. «Come ho alzato le tapparelle ho visto una luce fortissima: è stato spaventoso. Nella casa viviamo io, mio figlio di undici anni, una mia amica con il figlio di dieci e in questo periodo ospito anche mia nipote diciassettenne. Siamo usciti con i bambini in mutande, il gatto è stato il primo a fiondarsi fuori e non l’abbiamo più visto. Ci siamo accorti di avere lasciato dentro il cane, un barboncino toy, solo quando eravamo in fondo alle scale. I bambini sono scoppiati a piangere. C’era una miriade di vigili del fuoco. Ne abbiamo fermati alcuni e sono corsi a salvare la nostra povera Scilla. Noi ci siamo rifugiati in macchina, nella zona della rotonda e siamo rimasti a guardare le fiamme altissime senza parole».

Anche una seconda famiglia (padre madre e tre bambini) che vive in una abitazione sul retro dello stabile è stata costretta a lasciare la casa in fretta e in furia.

I vigili del fuoco sono accorsi con cinque squadre supportate da due mezzi d’appoggio: circa quaranta uomini e nove mezzi antincendio, uno proveniente dall’aeroporto nel tentativo di tamponare l’emergenza. Sono andati avanti fino all’alba per spegnerlo, e quasi fino a mezzogiorno per mettere in sicurezza l’area di quasi duemila metri quadrati. Nuovi sopralluoghi sono previsti per capire dove è avvenuto l’innesco e accertare le cause. I carabinieri, accorsi a loro volta sul posto, attendono la relazione tecnica, ma nel frattempo hanno ascoltato residenti nella zona e testimoni.

Oltre alla sede logistica della Tiraferri e al deposito, il fuoco ha distrutto anche altre due attività (un’officina meccanica e un deposito di motocicli storici). Cinquanta moto d’epoca sono rimaste sepolte dal crollo del tetto della struttura. Crepe si vedono un po’ ovunque, c’è il rischio che anche i pilastri di sostegno siano stati danneggiati. Si vedrà nei prossimi giorni. Chi non può aspettare è invece chi è rimasto senza casa. «L’appartamento è inagibile, un ritorno di fiamma dal lucernario ci ha portato il fuoco nel bagno e in altre stanze – racconta Lucia – Io e la mia amica Maria Raffaella Dicristo, abbiamo trascorso la notte in macchina dopo aver sistemato i bambini dal mio fidanzato, ma adesso? I vigili del fuoco al mattino ci hanno fatto recuperare oggetti e documenti, l’indispensabile. C’è il rischio di nuovi crolli. L’abitazione è di proprietà dei Tiraferri che pur vivendo un momento difficile sono stati molto gentili, offrendosi di metterci a disposizione una tavernetta. Siamo in cinque, più il cane e il gatto (lo stiamo cercando e lo ritroveremo di sicuro qua attorno), abbiamo un lavoro e abbiamo sempre pagato l’affitto: chiediamo solo una sistemazione stabile». Attraverso un funzionario dei Servizi sociali, interpellato da un tecnico del Comune, sarebbero arrivate risposte poco rassicuranti. «Ha detto che ci sono delle graduatorie, la burocrazia e che ai suoi occhi non è una catastrofe: l’invito è stato ad aspettare lunedì, visto che gli uffici al venerdì chiudono presto. Dobbiamo forse piazzare una tenda in piazza Cavour o in via Ducale?». Ne ha parlato anche con l’avvocato di fiducia Maria Rivieccio. Alla fine potrà trovare alloggio, ma solo nel fine settimana, in un albergo di Viserba. I titolari delle attività devastate, nel frattempo, hanno cominciato la conta dei danni.

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