Rimini, in sedia a rotelle scatena il finimondo in ospedale: è la 20ª segnalazione in 10 giorni

Ha continuato a dare in escandescenza in giro per la città, creando caos al pronto soccorso, minacciando i poliziotti e poi addirittura il giudice e gli avvocati, una volta portato in tribunale per la celebrazione del processo. Il protagonista è sempre lui, il bosniaco 40enne residente a Rimini, invalido e costretto alla sedia a rotelle per via dell’amputazione di una gamba. La stessa persona che venerdì scorso aveva distrutto la hall di un hotel a 4 stelle perché non voleva liberare la stanza, e lo stesso che nella notte tra sabato e domenica aveva creato scompiglio in Pronto soccorso perché voleva essere visitato per un forte dolore al ginocchio … amputato.


Questa volta è finito in manette

Dopo numerose (almeno 20) segnalazioni e interventi da parte delle forze dell’ordine, mercoledì mattina è finito in manette. La causa è un’altra esagitata nottata al Pronto soccorso dell’Infermi, dove ha insultato e aggredito verbalmente tutte le persone che gli capitavano a tiro: pazienti, infermieri e medici. Impossibile da gestire e da tranquillizzare, i sanitari hanno chiamato la polizia perché bloccasse e portasse via quell’uomo che continuava a minacciare e insultare tutti. Arrivati, i poliziotti stessi hanno impiegato diverso tempo per riuscire a calmare il 40enne straniero. Anche verso le divise, l’uomo, in realtà vecchia conoscenza degli agenti, ha proferito offese e pesanti minacce. Quando finalmente sono riusciti a farlo salire in auto, gli agenti della polizia di Stato l’hanno portato in questura, dove è stato trattenuto fino a ieri mattina, per essere poi scortato al palazzo di giustizia dove lo attendeva il processo. L’imputazione, nello specifico, è quella di violenza e minaccia a pubblico ufficiale. Dopo un nuovo show in aula (che ha addirittura costretto il giudice a farlo uscire in corridoio) il quarantenne bosniaco è stato giudicato colpevole. La condanna, però, prevede il divieto di dimora nella provincia di Rimini. La pronuncia esprime probabilmente il tentativo di allontanare l’uomo molesto (difeso dall’avvocato Massimiliano Orrù) dal territorio in cui risiede, avendo considerato che gli arresti domiciliari, chiesti dal pubblico ministero, non fossero sufficienti a farlo desistere dal compiere nuovamente azioni dello stesso tenore.
In udienza hanno testimoniato anche gli agenti, spiegando ai magistrati che nel corso di 10 giorni avevano effettuato almeno 20 identificazioni a carico dello stesso uomo, che tra negozi e attività in genere, aveva creato scompiglio un po’ ovunque. Tuttavia, visitato da uno psichiatra durante il breve periodo di detenzione, all’uomo non è stata diagnosticata alcuna patologia, se non comportamenti anti sociali e aggressività.

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