Rimini. In centinaia per l’addio a Daniele Volanti

Un tumulto silenzioso di dolore. Esploso nei volti solcati dalle lacrime delle centinaia di persone, che sotto un cielo livido danno l’ultimo saluto a Daniele Volanti. E’ un addio straziante quello riservato ieri al 18enne morto lo scorso 6 dicembre in un incidente sulle strade sammarinesi, a bordo della sua Fiat 500, accanto alla ragazza coetanea Elly Mattiuzzo, anche lei deceduta. Nella chiesa della Resurrezione, alla Grotta Rossa, l’inizio delle esequie è fissato per le 10.30 ma già da mezzora prima sono numerosi i parenti, gli amici, i compagni di classe che si abbracciano, si stringono e si riservano parole di conforto, bisbigliate lentamente per trovare un’amara consolazione davanti a questa improvvisa tragedia. Tanti non riescono a trattenere la commozione: occhiali scuri, mascherina sul volto, incuranti del vento freddo che sferza dal nord restano in piedi, scuotono la testa sul piazzale in attesa di trovare la forza e prendere posto per l’ultimo saluto. Il padre e la madre, Giuseppe e Stefania, arrivano in silenzio, composti nella loro sofferenza e si siedono in prima fila, all’interno della parrocchia, davanti al feretro del loro amatissimo figlio. Don Renzo Gradara, quando inizia la santa messa, ha di fronte a sé una chiesa strapiena. Sono passate da poco le 10.40 ed è difficile trovare le parole giuste per lenire il vuoto che si è venuto a creare nella moltitudine di amici e familiari che hanno incrociato le loro vite con Daniele. Il prete ricorda le frasi scritte dai genitori: «Noi così orgogliosi e innamorati che ci bastava guardare una foto o osservarti dormire per sentire il cuore riempirsi d’immenso». E ancora: «Non è passato un solo giorno senza che ringraziassimo il cielo di averti portato fino a noi. Adesso sei volato in cielo, troppo presto, la tua luce e il tuo sorriso ci accompagneranno per sempre, ma lasci un vuoto che niente potrà mai colmare». La voce del don riecheggia e squarcia il silenzio che viene interrotto solo da qualche pianto sommesso. Davanti al leggio arrivano amici, compagni di classe, parenti e insegnanti. Il loro ricordo, scandito dagli applausi dei presenti, è fatto di parole cariche di amore e accende la luce sul «sorriso di Dan»; quello stesso sorriso che «regalava una luce speciale a tutti». E quei modi «rassicuranti», come ricorda commossa una delle sue migliori amiche d’infanzia, che si rivolge direttamente a Daniele: «Ora sei un angelo, guardaci le spalle». Alla fine della funzione i genitori restano al loro posto, ricevono l’abbraccio dei presenti e una volta fuori, nel piazzale, sono loro quasi a consolare chi continua a piangere. La madre Stefania, agente della polizia locale, trova la forza per stringere a sé tante persone, una dopo l’altra, accennando una smorfia di sorriso per dare coraggio a se stessa e a chi le sta davanti.

Poi l’uscita del feretro nel piazzale per andare al cimitero – scortato da un’auto e due moto della polizia – ed essere seppellito. Succede pochi minuti prima di mezzogiorno, quando nel cielo grigio fa capolino un pallido sole e vengono fatti volare dei palloncini. Ancora applausi. Ancora lacrime. Ancora dolore, alleviato dall’immenso sentimento di gioia che Daniele ha lasciato nella sua vita. E che resterà nei tantissimi che lo hanno amato. Per sempre.

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