Rimini, il relitto sommerso è un gioiello della vela GALLERY

PESARO. A volte nei punti più impensabili si nasconde un tesoro. Non stiamo parlando di posti esotici come la famosa isola di Robert Louis Stevenson ma del più casalingo porto di Rimini. Sotto l’acqua limacciosa del canale si nascondeva un gioiello dello yachting. Il suo nome è Kokanee. É una barca di 9,60 metri di lunghezza costruita nel 1950 su progetto di Knud H Reimers dai cantieri A.H Moody & Sons Ltd a Southampton, sulla costa meridionale dell’Inghilterra.

A salvarla, se così si può dire, è stato un fallimento. Lo scafo, infatti, è finito nel patrimonio acquisito ad un’asta fallimentare. Il nuovo proprietario di fronte a questo relitto recuperato quattro anni fa non riusciva a capire cosa fosse. Lo scafo, di cui restava poco più della chiglia, è stato appoggiato nello spiazzo di un capannone. L’interrogativo è stato sciolto solo dopo l’arrivo dell’esperto e cioè l’ingegner Marco Cobau di Pesaro. Chi conosce la storia della vela sa di chi parliamo. Basti dire che fu il direttore dei lavori di Azzurra, la barca che nel 1983, sotto il comando di Cino Ricci, portò per la prima volta l’Italia in Coppa America. «Il proprietario non sapeva cosa farne e in qualche modo è venuto in contatto con me», racconta Cobau. «Gli ho allora spiegato l’importanza storica di quello scafo. La gemella vinse una regata dalle Bermuda all’Inghilterra nel 1950 con Sir Adlard Coles».

Compresa l’importanza storica della barca il nuovo proprietario si è lanciato nell’impresa di restituire vita alla barca che, a quanto è stato possibile ricostruire, è giunta in Italia negli Anni Settanta. «I lavori», spiega Cobau, «sono iniziati nell’estate del 2020 e si pensa di terminarli nell’estate del 2022. L’obiettivo è quello di partecipare ai circuiti delle barche storiche che si svolgono sull’Adriatico e sul Tirreno».

Il Cantiere Navale Gioacchini di Pesaro, dei fratelli Luciano e Luciana, attivo dal 1971, è quello che si occupa del lavoro. Ed è qui che si trova la barca in questo momento. I pezzi originari sono soltanto la chiglia, il bulbo e il timone. Tutto il resto viene ricostruito con le stesse modalità dell’epoca. La chiglia è in legno Iroko. Il fasciame è in mogano. I fratelli Gioacchini e l’ingegner Cobau “coccolano” la barca che sta tornando a nuova vita e curano ogni dettaglio. La barca batterà bandiera sammarinese e sarà registrata come barca storica.

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