Alcune classi dovranno fare didattica a distanza. Dove gli spazi non sono sufficienti a garantire un metro tra ogni studente, certi ragazzi, a turno, seguiranno la lezione collegati telematicamente da casa. Tra le scuole in cui non si è riusciti a scongiurare la “didattica digitale integrata” c’è il liceo artistico e scientifico Serpieri di Viserba. Ad affermarlo è il preside, Francesco Tafuro, che ha mandato una lettera a tutte le famiglie degli alunni per spiegare, senza mezzi termini, che «in un quadro di pregresse carenze strutturali e assenza di nuovi interventi la scuola ha dovuto prendere alcune dolorose scelte sul versante della didattica». «Una su tutte – specifica nella comunicazione – è la turnazione tra didattica in presenza e a distanza di alunne e alunni di alcune classi».

Lo dico subito

«I genitori chiedono, vogliono sapere quanti saranno i ragazzi che potranno fare lezione in classe, o come disporremo i banchi» spiega infatti il dirigente scolastico Tafuro, che ammette come «ad alcune domande non sappiamo ancora dare risposta». «Ma quello che è dato sapere, ho deciso di comunicarlo», aggiunge deciso il preside. Infatti, in un «documento con preambolo», Tafuro ha illustrato nel dettaglio come verranno riorganizzate le lezioni e i vari momenti di cui si compone la giornata. Insieme alla spiegazione di come sarà la ricreazione, “ogni classe all’interno dell’aula o negli spazi esterni esclusivamente nell’area assegnata”, o di come si farà ad accedere ai bagni, il preside ha infatti detto “chiaro e tondo” che alcune classi dovranno organizzare le turnazioni per la didattica a distanza. «Era la nostra ultima scelta – spiega Tafuro – non avremmo voluto arrivare a questo, ma non abbiamo potuto fare diversamente, perché gli spazi a disposizione non sono sufficienti a mantenere il distanziamento necessario».

Nessuna risposta

La scelta, però, come chiarisce anche nel “documento” è stata sofferta. «Il liceo ha cercato di trovare nuovi spazi e altri laboratori per la didattica – ha scritto – si è posto la questione delle strutture necessarie per lo svolgimento delle attività di scienze motorie, ha elaborato piani di intervento per aumentare la capienza delle aule, si è posto il problema dello scaglionamento degli ingressi». Tuttavia, puntualizza Tafuro, «per attuare queste misure sarebbe stato necessario il coinvolgimento degli attori istituzionali che operano sul territorio, tra cui la Provincia e l’Agenzia di mobilità. Al momento, però, non abbiamo ricevuto risposta alle nostre richieste». In particolare, le necessità paventate da Tafuro riguardavano «la concessione di spazi, anche all’esterno della scuola, e un intervento sul sistema di apertura delle finestre in modo da aumentare la capienza delle aule». Addirittura, dice ancora Tafuro, «avevamo proposto anche di allestire delle tensostrutture nel giardino». Tutte proposte a cui Tafuro ribadisce di non aver «mai ricevuto risposta». «Ma sono disposto a ricredermi», aggiunge.

Problema trasporti

Un’altra questione “travagliata” riguarda il trasporto dei ragazzi a scuola. «Nelle linee guida fornite dal ministero – spiega Tafuro – viene indicata la possibilità di scaglionare l’orario di ingresso e di uscita dei ragazzi, ma visto che l’Agenzia di mobilità non si è dimostrata disponibile ad aggiungere corse o mezzi per servire più orari di inizio e fine lezioni, questa soluzione non è praticabile». Considerando quindi che, «in pratica, il piano dei trasporti resterà così com’era l’anno scorso, quando già tutti si lamentavano perché i bus erano sovraffollati», Tafuro conclude ponendosi una domanda: «Noi dobbiamo trovare soluzioni al limite dell’assurdo per garantire il distanziamento in aula, e poi gli studenti si possono ammassare in centinaia sull’autobus?».

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