Rimini. Il mosaico romano torna sotto terra

Il “tesoro” rinvenuto in via Melozzo da Forlì torna sotto terra. Tutto è iniziato in febbraio durante gli scavi della “Dorsale sud”, ora dopo le ispezioni e le ricerche della Soprintendenza, le visite guidate per mostrare alla città cosa c’è sotto sabbia e cemento.

Va detto, non si tratta di un’operazione senza cuore. Spiegano infatti dal Comune: la Soprintendenza agisce in questa maniera ed è una “tecnica” conservativa.

Ovviamente prima si fotografa tutto, si fanno rilievi, si studia e si collocano nel tempo i reperti. Quello che si può portare alla luce viene ovviamente custodito nei musei. Nell’impossibilità di aprire un sito archeologico immenso, data la presenza di abitazioni private in superficie, la soluzione è quella di celare tutto al buio. Fra i tesori rinvenuti, infatti, c’è anche un mosaico che non può essere “estratto” perché privo di una base adeguata e quindi ad alto rischio di danneggiamento.

Cosa è successo

Durante gli scavi in via Melozzo da Forlì per il cantiere del Psbo (Dorsale sud) in febbraio sono stati rinvenuti resti di una costruzione. La Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Ravenna, ha bloccato i lavori e per due settimane ha eseguito tutti i rilievi del caso.

Successivamente, in occasione delle Giornate europee dell’archeologia, che si tengono ogni anno il terzo weekend di giugno, la Soprintendenza in collaborazione con il Museo della Città, Heratech, l’impresa appaltatrice Cbr e Phoenix Archeologia, ha organizzato visite guidate allo scavo.

«L’indagine archeologica è collegata all’intervento del Psbo – spiegò il Comune in una nota – gli scavi, infatti, hanno portato al rinvenimento di interessanti strutture antiche, un ambiente di epoca imperiale con abside e con pavimento a mosaico geometrico, le cui caratteristiche sembrano rimandare ad ambienti termali».

Durante le visite gli archeologi hanno presentato lo scavo e sono stati esposti alcuni reperti recuperati, utili all’inquadramento delle diverse fasi di vita che caratterizzano l’area fino al Medioevo.

Il “tesoretto”

Chi ha partecipato alle visite guidate ha portato a casa soprattutto le nozioni relative al “pezzo forte” del ritrovamento: le strutture romane di epoca imperiale. Le ipotesi avanzate: una villa romana, un bagno pubblico o la porzione di un impianto termale. La scoperta di mattoni forati in prossimità delle pareti perimetrali hanno fatto immaginare la presenza di una vasca termale con pareti riscaldate.

Quindi il mosaico raffigurante figure geometriche a losanghe che, però, risultava appoggiato alla sabbia e quindi non potendo contare su un supporto rigido, gli archeologi non lo hanno potuto estrarre senza rovinarlo.

Che si tratti di un edificio appartenente a una persona benestante, oppure a un luogo pubblico, è testimoniato dal fatto che sono stati rinvenuti marmi pregiati.

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