Rimini, il dottor Cecchi ha perso la battaglia con il Coronavirus

Se ne è andato dopo quattro lunghi mesi di agonia, vinto dal virus del Covid-19 che l’ha strappato alla vita lo scorso giovedì, nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale di Pesaro. Il medico pediatra riminese Pierluigi Cecchi aveva 77 anni, e anche se il suo cuore non batte più, «l’energia, l’entusiasmo, la generosità e la passione che l’hanno sempre contraddistinto», come ricorda commossa la moglie Rosalba Rondinelli, anche lei pediatra, «rimarranno per sempre». Pierluigi Cecchi, infatti, «ha vissuto la vita che ha voluto vivere». Una vita dedicata alla cura degli altri, al servizio dei più piccoli, nelle parti più bisognose della terra. A partire dai bambini dell’Africa, fino a quelli della Cina, dove ha vissuto per 19 anni.

Passione vera

Da riminese “doc” quale amava definirsi, come ci tiene a ricordare la moglie, la sua carriera di pediatra iniziò allo storico e famoso “Ospedalino” di Rimini. «Poi c’è stato il periodo cooperazione in Africa, in Uganda, in Kenia, e nello Zaire – continua la donna che ha condiviso con lui 40 anni di vita – e poi l’apertura del reparto di pediatria a Cattolica nel 1982 dove è rimasto fino alla sua chiusura fine 1999». E’ stato proprio in Africa, nel 1980, infatti, che Pierluigi e Rosalba si conobbero. «Lui aveva 10 anni più di me – racconta la pediatra – io ero un medico alle prime armi, lui un dottore già affermato. Ci innamorammo e poi tornammo insieme a Riccione, dove io iniziai la specialistica in Pediatria, contagiata dalla passione per questo lavoro che mi aveva trasmesso Pierluigi».

Nel frattempo, inoltre, Cecchi aveva creato una struttura che si occupava della formazione di medici in partenza per i Paesi in via di sviluppo, e «dal 1996 al 1999 – continua a raccontare la moglie – andammo in Vietnam con la ong Gvc di Bologna, in un progetto di cooperazione presso l’ospedale di Bac Giang, a 50 chilometri da Hanoi».

Dal 2000 al 2019, invece, il pediatra Cecchi visse in Cina, nella città di Pechino, «lavorando all’ospedale pediatrico, per quattro anni – spiega la moglie – e in seguito si è occupato di un altro progetto di salute mentale e riabilitazione comunitaria dei pazienti psichiatrici e poi, negli ultimi anni, era diventato senior advisor del dipartimento risorse umane del ministero della Sanità cinese, favorendo interscambi e training formativi tra Italia e Cina». «Se ne occupava con grande dedizione e passione – ricorda la moglie Rosalba – credeva molto nel suo lavoro».

Il contagio

I due pediatri Pierluigi e Rosalba, infatti, erano tornati in Italia, stabilendosi a Riccione, solo nel giugno 2019, dopo aver vissuto insieme in Cina a partire dal 2005, dopo le dimissioni consegnate dalla moglie all’ospedale di Riccione in cui lavorava. Qui, è stato il Covid-19 a spezzare all’improvviso la vita del medico Cecchi. «A fine marzo, in pieno periodo Covid – racconta la moglie – è stato colto all’improvviso da una forte febbre, ed è stato portato in ospedale, dove le lastre al torace hanno evidenziato una bronchite interstiziale e il tampone ha confermato la sua positività al Covid-19». Così per 11 giorni il medico Cecchi è stato sottoposto alle cure ospedaliere, «quelle che allora si ritenevano essere le più idonee», sottolinea la moglie. Dimesso, dopo un breve periodo a casa, Pierluigi si riammala, «e questa volta con difficoltà respiratorie gravi. E’ entrato in Rianimazione a Rimini – riferisce infatti Rosalba – e ci è rimasto per due mesi». Il caso del dottor Cecchi era infatti apparso molto grave con compromissione di entrambi i polmoni già dai primi momenti. Così, per stare più vicino alla sua famiglia, «negli ultimi 20 giorni – riferisce ancora la moglie – è stato trasferito in Rianimazione a Pesaro, perché la figlia Silvia (avuta da una precedente relazione, ndr) lavora come medico in anestesia e rianimazione e ha avuto modo di stargli vicino in questi ultimi giorni, unendo alla cura l’infinito affetto che lo legava a lui». L’ultimo saluto al medico Pierluigi Cecchi si è tenuto ieri mattina, alla chiesa del cimitero di Rimini. «Negli ultimi tempi – ricorda la moglie, senza nascondere la commozione – era capitato che, come per una premonizione, mi dicesse: “Se dovessi morire adesso, sono contento delle cose ho fatto”».

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