Rimini, il Covid aggrava i carichi di lavoro: 221 mamme lo hanno lasciato nel 2020

È sempre più rilevante il fenomeno delle neomamme che volontariamente lasciano il proprio impiego in provincia di Rimini. L’emergenza Covid e le difficoltà nella conciliazione dei tempi di vita e lavoro hanno portato nel 2020 alle dimissioni volontarie 291 genitori entro i tre anni di vita del figlio, di cui ben 221 mamme e 70 papà. Questo il dato più significativo relativo alla provincia di Rimini, estratto dalla relazione annuale presentata dall’Ispettorato nazionale del Lavoro. Dal report, trasmesso e analizzato dalla consigliera di parità della Provincia di Rimini, Adriana Ventura, si osserva che la provincia riminese «non si discosta, anzi riflette le stesse difficoltà» emerse dal trend nazionale.

I dati in questo caso si riferiscono al 2019 e ci dicono che in tutta Italia sono state 37.611 le neomamme dimessesi, per contro i papà erano stati quasi un terzo, 13.947.

«Si tratta di dimissioni volontarie ma alla cui base c’è sempre un problema – spiega il consigliere provinciale – il solito che si riferisce alla difficoltà di conciliazione del lavoro di cura e attività lavorativa».

Dai dati provinciali si conferma che il problema della conciliazione ricade principalmente sulle donne «quando non c’è una rete famigliare (nonni e altri parenti) che possano supportare i genitori nel lavoro di assistenza e cura dei piccoli, oppure dovuta al mancato accoglimento della richiesta di part time». E ancora, i dati del 2020 sono stati aggravati dal contesto del lockdown. Proprio le donne sono «in maggior misura occupate nel settore dei servizi – motiva – commercio e domestico che spesso danno poca sicurezza e stabilità, pertanto, queste donne lavoratrici sono le prime vittime sacrificali, un fenomeno a cui il blocco dei licenziamenti non è riuscito a mettere freno».

E ancora, «neanche lo smartworking in molte situazioni è stato un salvagente – puntualizza – perché in molti casi si è sovrapposto al carico della cura della famiglia e della didattica a distanza, senza più poter avere la possibilità di una separazione degli spazi di cura e lavoro».

In conclusione, il tasso di occupazione femminile in Italia raggiunge il 49,5%, «uno dei livelli più bassi d’Europa», sottolinea il consigliere. E su questa percentuale «ha pesantemente influito la chiusura delle scuole e il confinamento domestico – prosegue – che ha messo in dura difficoltà tante lavoratrici mamma».

Di fronte a ciò, una possibilità è rappresentata nel piano economico del Recovery Fund, «se troveremo – auspica Ventura – misure e risorse a favore dell’occupazione femminile, tese a combattere le disparità di genere e a implementare nuovi impianti di welfare».

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