Rimini, il Cai: “Basta con lo scempio delle moto dei sentieri”

Riaffiora l’anomalia dei sentieri dell’Emilia-Romagna, tra i quali si può girare in moto o quad.

L’accesso dei mezzi motorizzati è «ritenuto da tutti un controsenso», visto che «siamo di fatto l’unica regione che lo permette, aggravato dal conseguente mancato impegno da parte degli enti territorialmente competenti a disporre i relativi divieti in tante zone protette». Lo segnala amaro in una lettera alla giunta Bonaccini il presidente del Club Alpino Italiano Emilia-Romagna, Massimo Bizzarri. Il numero uno del Cai si chiede cosa si debba intendere per «interesse pubblico» di un sentiero, segnalando: «Visti i continui accessi di motociclisti, molti proprietari, inizialmente propensi o quantomeno accondiscendenti in forma implicita, ora pongono divieti di passaggio sui loro terreni a tutti». In tutto questo, la legge regionale 14 del 2013, quella che disciplina la salvaguardia del patrimonio sentieristico regionale e che già negli anni scorsi incassò polemiche, «non può avere gli effetti auspicati, per la mancanza di regolamenti che ne regolano l’accesso e ne garantiscono la fruizione da parte degli escursionisti e degli appassionati», osserva Bizzarri, che aggiunge: «Dalle iniziali difficoltà e perplessità, circa la mancata redazione dei regolamenti, si è passati ad una fase di stallo che non solo non permette di procedere secondo le indicazioni prese otto anni fa, ma che ha appesantito e aggravato il territorio, lasciato così allo sbando». Ad esempio, per quanto riguarda il catasto regionale dei sentieri, «senza il coordinamento, la collaborazione dei Comuni, senza un ufficio e un servizio che trasferisca fattivamente su carta i sentieri segnalati, si tratta di un progetto senza capo né coda», assicura il presidente del Cai regionale.

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