Rimini. I medici: “Mascherine, presto per farne a meno”

Archiviato in parte il green pass, rimane la scadenza del 15 giugno per l’obbligo dell’utilizzo della mascherina Ffp2 in alcuni luoghi al chiuso.

«Se vogliamo andare avanti verso la fine di questa pandemia, manteniamo ancora questa buona abitudine – commenta Maurizio Grossi, presidente dell’Ordine dei medici di Rimini –. Ci siamo abituati, portiamocela dietro e utilizziamola anche dove è raccomandata».

Le nuove regole

Non cambia niente nelle scuole, sui mezzi di trasporto pubblico locale (gli autobus e i tram) e a lunga percorrenza (i pullman, i treni, gli aerei, le navi e i traghetti), nei cinema, nei locali di musica dal vivo, nelle sale da concerto e nei teatri.

Nel mondo sportivo si distingue fra gli eventi che si svolgono al chiuso o all’aperto, con il mantenimento dell’obbligo esclusivamente nel primo caso e la raccomandazione nel secondo, ancora di più se c’è il rischio di assembramenti.

Per la stessa ragione, la raccomandazione resta valida anche in quei luoghi in cui l’obbligo è di fatto decaduto, ovvero nei bar, nei ristoranti, nei negozi, nei centri commerciali, dai parrucchieri, dalle estetiste, negli uffici pubblici, nelle banche, negli uffici postali, nelle biblioteche, nei musei, alle mostre, nelle discoteche, nelle chiese (la presidenza della Conferenza episcopale italiana lo ha esplicitato in una lettera indirizzata ai vescovi) e nei luoghi di lavoro sia pubblici che privati.

Secondo la circolare firmata dal ministro per la Pubblica amministrazione, nel pubblico la raccomandazione vale per «personale a contatto con il pubblico o allo sportello senza barriere; personale che svolga la prestazione in stanze in comune con uno o più lavoratori, anche se si è solo in due, salvo che vi siano spazi tali da escludere affollamenti; nel corso di riunioni in presenza; in fila per la mensa e bar interni; in fila per l’ingresso in ufficio; chi condivide la stanza con personale “fragile”; in presenza di una qualsiasi sintomatologia che riguardi le vie respiratorie; negli ascensori».

Nel privato, invece, la regolamentazione è affidata anche ai protocolli siglati fra le aziende e le organizzazioni sindacali.

«Restiamo attenti»

«Non siamo ancora fuori dalla pandemia – osserva Grossi –. I dati ci dicono che stiamo andando bene, però stiamo andando bene perché fino al 30 aprile c’erano ancora tutti questi obblighi. E non vorrei che questo allentamento poi appiattisse la curva e ci ritrovassimo a fare dei passi indietro».

Insomma, «la raccomandazione cogliamola come un forte invito ad indossare la mascherina – aggiunge –. Per noi e per gli altri, per tutta la comunità. Perché più raffreddiamo la curva, più riduciamo i contagi e più siamo sereni e riprende la vita normale. Manteniamo ancora quelle cautele che ci hanno accompagnato in questi due anni, perché ci sono ancora 40-50.000 contagi al giorno e ci sono ancora un centinaio di morti al giorno».

«Non condivido l’obbligo in vigore fino al 15 giugno della mascherina Ffp2 per gli spettacoli pubblici in sale teatrali, da concerto, cinematografiche». A dirlo è l’assessore alla Cultura dell’Emilia-Romagna, Mauro Felicori, di ritorno dalla Francia «dove tale obbligo non c’è e si vive ormai senza divieti, salvo che nel trasporto pubblico». E non ne fa solo una questione di fruizione di eventi culturali. «Non sento- scrive su Facebook- solo l’urgenza di fare riprendere appieno la vita artistica italiana, già duramente provata, ma mi interrogo anche su un problema di libertà. Finchè la pandemia metteva a repentaglio il sistema sanitario, quindi la sicurezza di tutti, obblighi e limitazioni per gli individui erano sacrosanti, ma ora cosa difende la legge? Il cittadino che non vuole rischiare nulla può usare la Fffp2 anche dove non è obbligatoria e difendersi da solo. Ma se sei obbligato a metterla è lo stato che ti difende da te stesso. Ecco, questo no, no grazie».

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