RIMINI. Insufficienza respiratoria acuta, compatibile con un’asfissia. Le prime informazioni fornite dall’autopsia sulla salma di Luisa Bernardini fanno propendere gli investigatori per l’ipotesi di un verosimile soffocamento meccanico successivo all’assunzione dei farmaci. Si spiegherebbero così anche le piccole lesioni traumatiche al naso e attorno alla bocca. Bisognerà attendere l’esito delle analisi sui campioni tossicologici e successivi accertamenti, più approfonditi, prima di arrivare alle conclusioni. L’ipotesi è che il marito, una volta resosi conto che i farmaci non erano sufficienti a provocare la morte abbia utilizzato un cuscino o lo stesso sacchetto che poi ha cercato di usare su se stesso per completare quello che aveva in mente. Un atto violento per un gesto che lui stesso in uno dei biglietti lasciati in casa ha definito «d’amore». Quanto emerge dall’esame medico-legale effettuato ieri dalla dottoressa Loredana Buscemi conferma la dinamica dell’omicidio volontario, ma non sposta di molto il contesto della vicenda, maturata in un claustrofobico clima di esasperazione per le conseguenze della malattia della donna, una grave forma di Alzheimer che stava consumando giorno dopo giorno, mente, corpo e dignità. Anche lui aveva la dichiarata intenzione di farla finita in quella che nell’ottica difensiva potrebbe essere stato un “omicidio del consenziente” o una specie di “aiuto al suicidio” (ipotizzando gli sprazzi di lucidità descritti dai familiari).
A strappare invece alla morte il marito Filippo Maini (75 anni) è stata l’amica di famiglia che l’altra mattina, verso le 8.30, ha varcato la soglia dell’abitazione al secondo piano di via Coletti per dargli una mano a prendersi cura della moglie, dopo che anche la badante aveva dato forfait per via del Covid.
Maini si è risvegliato in ospedale, ma resta in prognosi riservata nel reparto di Rianimazione. Ha ricevuto la visita dell’avvocato difensore Alessandro Sarti, ma su suggerimento dei medici non ha avuto con lui un colloquio. «Si tratta di una tragedia umana – commenta il legale -. Se rischia l’ergastolo? La pena più grande è essere sopravvissuto alla moglie». Il pubblico ministero Luca Bertuzzi attenderà il momento dell’interrogatorio davanti al Gip per ascoltare l’uomo. Avrà così tempo di riprendersi dallo stato di torpore e confusione attuale e precisare quali gesti ha attuato per fare quello che ha fatto, così da chiarire anche le apparenti incongruenze dell’autopsia. Quanto alla spiegazione lui l’ha già messa per iscritto. «Non è un omicidio, è un atto d’amore. L’abbiamo deciso insieme».

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