Rimini. Guru del marketing indagati: nel mirino la rete piramidale

Quattro “promoter” riminesi e sammarinesi sono coinvolti in un’indagine della guardia di finanza di Rimini, coordinata dal pm Luca Bertuzzi, incentrata a chiarire la natura dei guadagni alimentati da una presunta “catena di Sant’Antonio” legata alla compravendita di integratori alimentari. Si sospetta la violazione della legge sulle cosiddette vendite piramidali (risalente al 2005 sulla scia del caso “Tucker”) che distingue le legittime strutture di multilevel marketing da quelle considerate invece irregolari. La differenza la fa, appunto, la natura degli introiti: se nascono dal prodotto commerciato, tutto va bene. Se, invece, sono il mero frutto del reclutamento (che finisce per “monetizzare” per primi proprio i rapporti affettivi degli affiliati) allora nascono i problemi. L’inchiesta conoscitiva riguarda chi è al vertice del segmento di piramide che ha preso piede a Rimini. Nel mirino sono finiti i “promoter” romagnoli, tra i più attivi d’Italia. Perfino nell’anno del Covid avrebbero gonfiato il portafogli attraverso nuove adesioni, o raccogliendo profitti grazie al buon numero di proseliti fatti in precedenza a Rimini, nell’entroterra, e nel Pesarese. La sede della società, succursale di una azienda estera, è a Milano (la procura lombarda sta approfondendo gli aspetti fiscali dell’iniziativa). Perfino Striscia la notizia si è occupata del particolare tipo di reclutamento. Sulle qualità del prodotto, parlando di integratori alimentari, non è possibile parlare di truffa, visto che non si promettono miracoli, né sono state presentate querele. L’ipotesi investigativa è che l’obiettivo della rete romagnola non sia quello di vendere e distribuire prodotti e servizi della società, ma fare soldi grazie ai nuovi aderenti. Nei giorni scorsi sono stati notificati avvisi di proroga delle indagini: tra i destinatari anche facoltosi imprenditori, “guru” del marketing in rete, che invitano i “seguaci” a seguire la strada del successo, della ricchezza e della felicità. Si tratta di promoter che hanno redditi significativi e un conseguente tenore di vita. Il destino dell’inchiesta si gioca sul filo sottile della differenza tra vendita “multilevel” e “piramidale”.

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