Rimini. “Guardano i gabbiani”, è bufera. I salvataggi: “Salviamo vite”

Non sono piaciute le parole di Mauro Vanni, il presidente di Confartigianato imprese demaniali, che ha definito il lavoro dei bagnini di salvataggio “guardare i cocali” (i gabbiani, in dialetto romagnolo). Un’allegoria che, per la precisione, usa per descrivere non la loro funzione in genere, ma solo quella che andranno a svolgere nella settimana dal 12 al 18 settembre. Quei sette giorni di prolungamento della stagione balneare aggiunti dai Comuni di Rimini, Riccione, Misano e Cattolica per «destagionalizzare il turismo e rendere la riviera più sicura».

«Non facciamo bird watching»

La replica dei diretti interessati delle affermazioni di Vanni, ovvero i bagnini di salvataggio, non si è fatta attendere. «Le imprese balneari fanno ostruzionismo negando l’evidenza, perché nel loro bilancio aziendale ci mettono alla voce costi, ma il nostro servizio è unicamente un beneficio nel bilancio della comunità e lo dimostra l’indignazione dell’opinione pubblica alle parole di chi vorrebbe sminuire il nostro lavoro accusandoci di “bird watching”». «Oppure – continuano, andando a guardare quello che a loro avviso è l’altro lato della medaglia ascritto alle parole pronunciate da Vanni – si ritengono dei “cocali” le persone che frequentano spiagge e il mare della riviera a settembre?».

«Per il benessere collettivo, – dicono i bagnini di salvataggio – questa visione delle cose ci sembra da superare definitivamente. Infatti siamo stati propositivi e presenti ai tavoli di discussione». La replica dei “bay watch” riminesi si conclude però con una proposta: «Ribadiamo che se le aziende balneari non vogliono sostenere i costi del servizio di salvamento mentre rimangono aperti, una soluzione c’è e si chiama servizio pubblico».

Cgil indignata

A rimarcare un possibile “doppio senso” delle esternazioni di Vanni sui cocali è anche Mirco Botteghi, segretario provinciale di Filcams Cgil, che rileva come, forse, dopo l’11 settembre, per i bagnini riminesi «dopo l’11 settembre al mare vanno solo i cocali», ragion per cui il servizio di salvamento una settimana in più no era necessario. «Al contrario, gli stessi bagnini ai “cocali” – puntualizza poi – i bagnini possono affittare ombrelloni e lettini fino all’ultima domenica di ottobre. Strano modo di concepire l’industria del turismo balneare». E infine lancia un avvertimento: «Mi giungono dai territori notizie di soluzioni fantasiose per coprire la settimana dal 12 al 18 settembre. Soluzioni che ovviamente prevedono che in torretta non salga il marinaio di salvataggio – a cui il contratto viene cessato l’11 – ma altri soggetti. Massima vigilanza su queste situazioni e denuncia agli organi preposti per verificare la regolarità del servizio erogato a favore della collettività».

I bagni «specie protetta»

«Li paghiamo per guardare i cocali esprime tutta l’essenza della specie (protetta) non dei “cocali” ma dei …”bagnini”, intesi come concessionari di stabilimenti balneari, si intende». Senza tanti giri di parole, l’ex assessore al Demanio Roberto Biagini commenta la frase di Vanni sul suo profilo Facebook, dicendo che in realtà in gioco non c’è solo la specie (animale) dei gabbiani, ma anche quella dei bagnini, a suo avviso protetta come lo sono alcuni animali in via estinzione.

«Al cospetto di una tale dichiarazione, – aggiunge – in un Paese serio, cosa che noi non siamo, dovrebbe immediatamente scattare la sanzione della decadenza della concessione per “indegnità”. Dal momento che la responsabilità maggiore di tale situazione non è certamente di Vanni e dei suoi “confratelli” ma è in capo a quello schifo di politica bipartisan che da lustri li “copre” da Roma, a scendere».

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