Rimini. Grossi: mancano case in affitto, così i medici non vengono

«L’assunzione di due medici, è come una goccia nel mare. Non copre di certo la carenza di personale del Pronto soccorso dell’Infermi, che da 19 unità che era, è scesa, ora, a 17, su un organico di 45 unità». Maurizio Grossi, presidente dell’Ordine dei medici di Rimini, commenta, così, l’annuncio, lanciato, ieri, su queste colonne, dal direttore generale dell’Ausl Romagna, Tiziano Carradori: «Ecco i primi rinforzi, ma mancano ancora decine di medici». Sottolinea, dunque, Grossi: «Comprendo Carradori che si trova davanti a rinunce di personale medico vincitore di concorso e alla possibilità di poter assumere, ma solo a tempo determinato, giovani specializzandi. E’, infatti, proprio questo combinato disposto di una legge che vincola fortemente le assunzioni ai soli medici specializzati e di un lavoro duro e rischioso anche penalmente, tante sono le denunce in corso contro i colleghi, che sta svuotando i pronto soccorso. E’ necessario, quindi, intervenire».

L’appello al Governo

Per questo in qualità di presidente dell’Ordine, Grossi sollecita il nuovo governo ad emanare un provvedimento. «Come chiesto al precedente ministro della Sanità chiederemo anche al prossimo di permettere, negli ospedali, anche le assunzioni di neo laureati, naturalmente vincitori di concorso. Togliendo, di fatto, il vincolo che impone contratti a tempo indeterminato solo ai medici specializzati, usciti dalle università. E’ ora, infatti, che si riconosca agli ospedali la capacità di specializzare il personale. Del resto è lì che si lavora sul campo».

Lavoro durissimo

Rilancia Marco Limarzi, rappresentante sindacale Cisl medici e otorino al Bufalini di Cesena: «Vorrei far notare che gli stipendi dei medici italiani non sono al pari con quelli dei colleghi europei, ma decisamente più bassi. Detto questo, c’è anche da aggiungere che i neo laureati non ambiscono a svolgere la professione di medico di pronto soccorso. Il lavoro è diventato durissimo, e a Rimini, nel periodo estivo, ancor di più. Sul pronto soccorso, infatti, si scaricano le carenze della medicina territoriale». Poi, sull’aspetto economico, stigmatizza: «Quest’estate si era raggiunto un accordo con la Regione relativo ad incentivi economici per i medici di pronto soccorso e con le università per l’assunzione di specializzandi. Ebbene, entrambi gli impegni sono stati disattesi».

Non ci sono abitazioni

Non solo norme, burocrazia e stipendi non in linea con gli standard Ue. Il presidente dell’Ordine dei camici bianchi lancia un appello al Comune di Rimini per risolvere la questione della mancanza di alloggi ad hoc per chiunque scelga la Riviera come ambito lavorativo. «A Rimini è sempre più difficile, se non impossibile, trovare un appartamento in affitto. E questa criticità va a scoraggiare chi volesse accettare un incarico medico all’Infermi. L’amministrazione comunale, allora, dovrebbe venire incontro a queste figure professionali, individuando delle misure mirate a creare nuovi spazi abitativi».

«E’ imprescindibile creare una nuova medicina del territorio, che eviti l’eccessiva centralizzazione ospedaliera specie sui pronto soccorso. Ma per far questo ci vogliono risorse economiche». Nel dibattito sulla sanità intervengono anche i sindacati. Sollevando preoccupazioni e lanciando proposte. Sottolinea Cristian Lucarelli, segretario funzione pubblica Cgil Rimini sanità: «Siamo in una realtà che stenta a produrre nuovi medici, specie per i pronto soccorso. Col rischio sempre più diffuso che si allarghi il fenomeno dei medici a gettone, Un mercenariato che punta al guadagno privato, ma che in Romagna non è entrato nel sistema». E sulla situazione infermieri, Lucarelli precisa: «Mantenere i numeri del potenziamento estivo anche per l’inverno. Si avvii l’ambulatorio infermieristico per i codici minori, e si stabilizzino gli infermieri giovani a tempo determinato». E Mario Cozza, segretario Cisl sanità Romagna conclude: «Stato e Regioni non devono vedere la sanità come costo ma come investimento. Si punti subito sulle Case di comunità, sui centri operativi territoriali e si potenzi la telemedicina».

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