Rimini, green pass e tensione: alle Poste volano parole grosse

«Una giovane cliente ha dato in escandescenze, urlando che voleva chiudere il conto. Peccato che anche per procedere a quell’ultima operazione occorresse il green pass».

Poste difficili

Una mattinata di fuoco quella vissuta ieri alle Poste di Igea Marina, dove era necessario presentare il proprio Qr code (ricevuto tramite tampone, certificato di guarigione o vaccino), per accedere. Tornando alla cliente che si è proclamata convinta no vax, i due dipendenti non hanno potuto far altro che incassare qualche commento al vetriolo, facendoselo scivolare addosso, vista la situazione. «Impossibile chiudere il conto senza certificazione verde – ribadisce un operatore – a meno che non si proceda online o tramite numero verde». Da escludere anche rammentare le parolacce che sono volate nel corso della mattina, in quanto assolutamente irripetibili – allarga le braccia – e comunque da ricondurre ad una rabbia momentanea» commenta conciliante. Dati alla mano «su 80 persone, 5 non sono state ammesse nell’ufficio», aggiunge. Durante le varie scene plateali la clientela che poteva esibire il pass, si è schierata dalla parte delle normative, «invitando chi ne era sprovvisto a uscire, per non rallentare la fila». Vero è che – riconosce – le nuove regole rendono le procedure più lente di circa 3-4 minuti ad operazione, anche perché non sempre la lettura del codice funziona al primo tentativo».

La banca

È andata meglio presso la sede direzionale della Riviera Banca sulla Marecchiese, dove, spiega un operatore, si sono dotati di «due sensori super veloci che scongiurano rallentamenti significativi, anche se, va da sé, in caso di maggiore affluenza, si registra un po’ di inevitabile attesa». I clienti? «Nessun problema, a parte qualche sbuffo: sapevano bene le regole e si è presentato solo chi poteva entrare». Stesse dinamiche alla Comet di via Flaminia, dove non si è palesato «nessuno senza green pass ed i tre lettori (uno per ogni ingresso) hanno lavorato a pieno ritmo, senza mai incepparsi».

In centro

Anche alla libreria Mondadori di piazza Tre Martiri, «nessuno sui 30 clienti della mattinata» è tornato a casa con le pive nel sacco, dopo un controllo a campione. Discorso diverso per la vigilia del cambio regole, dove qualcuno si è portato avanti, «puntualizzando due o tre cose e avanzando rimostranze, evitando tuttavia offese dirette al personale». D’altronde si tratta di un’attività che ospita una «fauna colorata – nota un dipendente, abbozzando un sorriso –. Si va dall’intellettuale pacato al giovane pop, e dunque le reazioni non possono risultare univoche».

È cambiato poco invece per chi ha sempre dovuto monitorare la clientela, come la Pasticceria caffetteria Novecento, sottoposta finora a otto controlli dalle forze dell’ordine, tutti peraltro superati a pieni voti. «Tra gli avventori c’è chi, pur avendo il Green pass non poteva mostrarlo, perché si rifiutava di scaricarlo. Così non li abbiamo accolti, rispettando le regole: qualcuno ci ha risposto per le rime, promettendo che qui non rimetterà piede, andando nei bar dove i controlli non vengono effettuati», terminano con una punta d’amarezza.

Toni più civili invece, dopo la stretta da cartellino rosso per mancato verde, da Intimissimi in Corso d’Augusto, «dove su 10 persone, due non avevano il lasciapassare, ma sono uscite senza fare storie, salutando anzi con cortesia».

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