Rimini, Grazia Nardi presenta al Museo il suo “Armidiè”

«Un inventario straordinariamente minuzioso, e perciò prezioso, delle abitudini, delle credenze, dei modi di dire e della cultura materiale degli anni Cinquanta e Sessanta nel cuore della città». Con queste parole Piero Meldini, studioso e scrittore, introduce il volume di Grazia Nardi (Rimini, 1951) Armidiè. Storie di vita nella Rimini degli anni ’50 e ’60 (Panozzo, 2021). Meldini e Nardi lo presenteranno stasera alle 18 al Lapidario del Museo della Città di Rimini.

«Oltre a rievocare, di quegli anni, le figure, le situazioni, i discorsi, Grazia ce ne restituisce i suoni, gli odori, i sapori: quelle sensazioni che – come le famose madeleines di Proust, inzuppate nell’infuso di tiglio – ci riportano istantaneamente al passato, facendocelo rivivere».

E «di questa sua “ricerca del tempo perduto” – spiega Meldini – Grazia ci rivela il senso profondo: tornare con la memoria agli anni dell’infanzia, là dove hanno origine “i pregiudizi ma anche le doti ed anche gli antidoti, al pari degli anticorpi trasmessi dal latte materno”. Non si tratta dunque di una banale “operazione nostalgia”, ma di un viaggio a ritroso, alle proprie radici».

Queste storie di vita costituiscono una sorta di reportage che affonda nei ricordi di una bambina e consentono di cogliere valori, modelli, obiettivi che caratterizzavano la vita di una generazione.

Dall’insieme di storie riunite in Armidiè emerge una riminesità, già evidente ne E’ fòj de Borg e in Rimini sparita, a un tempo ironica e tignosa, anarchica e devota. Un diario di bordo dove sono annotati i valori, i comportamenti di mondi diversi che consegnano, anche ai più giovani, una modalità per cogliere il presente e riflettere su cosa portare nel futuro.

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