La comunità di San Patrignano non va giudicata come se passato e presente fossero una parola sola. Processi e vicende giudiziarie non possono essere sottoposti a censure, però la storia va contestualizzata, altrimenti il conto rischia di essere consegnato ai ragazzi incamminati oggi sulla strada del recupero dalla droga. È l’analisi che il sindaco Andrea Gnassi dedica alla serie su Sanpa e il suo fondatore Vincenzo Muccioli.

“Sanpa fra di noi”

Allora. Il primo cittadino ha concluso la “maratona” Netflix ieri pomeriggio e al termine ha evidenziato come su San Patrignano il territorio abbia espresso un «giudizio definitivo».

Esistono atti simbolici a dimostrarlo, a partire dal “Sigismondo d’oro” e la via dedicata a Muccioli. Per non parlare del dialogo fra servizi sociali e sanitari, delle convenzioni con la sanità regionale. «San Patrignano – commenta Gnassi – è stata e continua a essere la risposta a una delle domande più urgenti dei nostri tempi, quello delle dipendenze».

Anche l’ipotetico muro di diffidenza con il tempo è stato abbattuto. «Se per anni una sorta di confine era segnato al di là e al di qua della collina di Coriano, è stata la gente a cancellarlo fino a farlo scomparire. Da sindaco difendo questa conquista. Ho sempre guardato a San Patrignano, a Letizia Moratti, ai ragazzi ospiti, con gratitudine e un convinto spirito di collaborazione».

La serie su Netflix

Il primo esercizio di Gnassi è quello di collocare il film a puntate nel “giusto tempo”. «Il periodo fra la fine degli Anni Settanta e la metà dei Novanta. È un capitolo preciso della storia della comunità, dalla nascita alle drammatiche vicende giudiziarie fino alla scomparsa di Muccioli. Ci mancherebbe che un dibattito su un periodo storico e su vicende complesse possa essere sottoposto a censure (inimmaginabili e impossibili) e che non susciti riflessioni».

Chiamato a “dire la sua” Gnassi vuole evitare le semplificazioni. «Sinceramente non posso né voglio comprimere la discussione o bollarla in alcun modo. Mi si permetta di dire sul docufilm, tecnicamente ben fatto, che la sua narrazione ha orizzonti e limiti che sono quelli di non cogliere la complessità della comunità, non leggere i livelli di sviluppo, le evoluzioni che l’hanno portata dal 1978 a essere quella che è oggi. Come se San Patrignano fosse solo ed esclusivamente la parte narrata. Su cui peraltro, come è giusto, si è espressa un quarto di secolo fa la magistratura. E viceversa non considera del tutto anche la forza di una esperienza comunque unica».

L’ora dei processi

Si arriva all’ultimo capitolo della recensione: «La storia va contestualizzata». «Ho 50 anni – aggiunge il sindaco – e chi ha la mia età ricorda bene. Non dimentico il dolore delle famiglie, ne porto ancora segni e ricordi. Lo Stato, allora, non aveva alcuna politica e azione di contrasto alle droghe. Nascevano sul territorio le prime risposte. E anche Muccioli e Sanpa diedero una risposta, nuova e pionieristica in un mondo pieno di violenza e morte per strada».

Ed ecco la parte più controversa: i due processi, i partiti pro e contro, il dibattito sugli approcci, la «politica che dibatte, si insinua e strumentalizza», la «figura di Muccioli, la tragica uccisione di Maranzano».

«Le domande che mi facevo allora sono quelle che mi faccio adesso, anche se le riposte non sono esattamente le stesse – ribatte Gnassi -. Vedere il docufilm le ha riproposte, le ripropone, pur se nei limiti e in passaggi probabilmente troppo banalizzati o sbilanciati in una direzione, come dar l’idea a volte che quei fatti stiano avvenendo adesso. Ritornare a quel tempo è legittimo e farsi domande anche. Ma facendo attenzione, molta attenzione a non fare l’errore di giudicare e attualizzare con i commenti dell’oggi, dando l’idea di un tutt’uno del tempo passato e presente, fasi e fatti che possono avere spiegazioni vicine alla verità solo se esattamente contestualizzati».

“Salvate Sanpa”

Oggi la preoccupazione è una: difendere i 1.200 ragazzi di San Patrignano. «Sarebbe incomprensibile e un danno enorme se le riletture ledessero la comunità. Non esistono due San Patrignano, ne esiste una sola, di cui occorre volere e avere la capacità di coglierne complessità e ricchezza. Facciamo attenzione alla fragilità di questi ragazzi che stanno ancora compiendo un percorso di recupero, strumentalizzazioni e colpi alla comunità possono colpirli e piegarli».

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