Rimini. Gli agricoltori: “Caldo anomalo, raccolti a rischio”

Siccità, bollette alle stelle e mancanza di manodopera. Sul comparto dell’agricoltura si sta abbattendo la tempesta perfetta. Ne è certo Walter Brolli che dalla sua azienda vitivinicola nel riminese non usa giri di parole: «Questo caldo è anomalo, ma il problema siccità ce lo trasciniamo da anni. Fatto sta che mancando le piogge non posso usare né l’invaso da 40mila metri cubi di acqua, né gli impianti di irrigazione di emergenza». E allarga le braccia: «La situazione sta peggiorando: la siccità diminuisce le produzione, mentre i rincari portano le spese alle stelle, una tragedia per tutti. Intanto il prezzo del vino è già aumentato del 5-6% ad inizio 2022». Difficile far previsioni per la prossima vendemmia, bisogna vedere anche l’andamento del mercato all’ingrosso o di quello estero, spiega Brolli, ma riconosce «che è un periodo nero per l’agricoltura. «So cosa dico, ho 69 anni e da sempre faccio questo lavoro. Basti pensare al grano che sta ingiallendo in modo molto precoce: non si arriverà a produrre quanto promesso. Il peggio è che il chicco resterà piccolo e privo del peso dovuto, la resa in farina poi sarà anche più bassa. Tradotto: la quantità di crusca sarà maggiore rispetto a quella della farina». E conclude con una riflessione sui due dipendenti rumeni: «Dieci anni in Romania fa uno stipendio medio era sugli 80-100 euro, quindi i compensi nel nostro Paese erano invitanti. Ora invece alla luce degli incrementi generali dei costi generali, questi lavoratori fanno fatica anche nel quotidiano».

La maturazione veloce

In linea Maurizio Fabbri, titolare con Roberto dell’omonima azienda agricola di Santarcangelo fondata nel 1965 ed incentrata sulla produzione di frutta. «Il mese di maggio ha presentato temperature di 7-8 gradi in più rispetto al normale, accelerando la maturazione della frutta. I danni arriveranno eccome e si dovrà centellinare l’acqua dei pozzi artesiani, evento mai registrato stando ai miei ricordi». La conseguenza inevitabile? «I costi aumenteranno, – riconosce – sia per il caro bollette che per le irrigazioni più frequenti. Soluzioni non ce ne sono, salvo sperare in Dio». Dopo la produzione delle fragole a maggio, che ha coinvolto una quarantina di lavoratori, il prossimo impegno sarà quella delle albicocche «che ora non hanno bisogno di tanta acqua, avendo impiegato le riserve nei mesi passati».

Fermo restando che la siccità «inciderà negativamente sulla produzione del prossimo anno e che le piogge non servono solo a fornire acqua alla pianta, ma anche a raffrescare il clima favorendo la crescita. Problemi analoghi li dovrà fronteggiare anche chi produce ortaggi». Tornando indietro con la memoria menziona la primavera 2003 come «molto calda, sebbene preceduta da un inverno ricco di precipitazioni, a differenza di quest’anno».

Stessa preoccupazione per Marisa Zavatta che ha fondato, con il compianto marito Renzo, la sua azienda agricola nel 1977 a Bellaria Igea Marina: «Gli alberi hanno patito, quest’anno non sono rigogliosi: lo si nota dalla forma stentata delle foglie e dalle dimensioni ridotte dei frutti. Nel mio caso parlo di meli, kiwi e ciliegi. I rincari ci sono già stati e la certezza è che un produttore guadagnerà sempre meno».

La produzioni di ortaggi

Dall’azienda Bagnolini di Rimini che dal 1996 si dedica alla produzione di ortaggi su 4 ettari, chiariscono di poter contare «sul pozzo artesiano». Quanto alle criticità, reputano che le maggiori si registrerebbero «solo con l’arrivo di un’ordinanza per il cessate irrigazione, ipotesi peraltro possibile». Tanti i momenti difficili per chi come lui lavora da sempre in agricoltura prima con i genitori ed ora da solo «dagli anni di siccità in cui si parlava di desertificazione imminente al ciclo delle piogge che per alcuni anni si sono susseguite ininterrotte con esiti difficili». Quanto ai danni di quest’ultimo periodo, il titolare della ditta chiarisce «che si potranno mettere nero su bianco solo a fine estate, fino ad allora è difficile aggiornare il business plan».

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