Filippo Gamberini con uno dei tecnici cinesi della ditta Promau di Cesena

RIMINI. A Natale ha festeggiato i dieci anni di lavoro a Shanghai, poi, come a ogni gennaio, è tornato nella sua Rimini, approfittando dei festeggiamenti del Capodanno Cinese e mai come in questa occasione può dirsi contento del ritorno a casa. E’ infatti salito sull’aereo giusto in tempo per dribblare il protocollo di sicurezza causato dal Coronavirus che sta facendo tremare mezzo mondo e ora attende di sapere quando vi saranno le condizioni per il volo di ritorno. Nel frattempo lavora nella sede romagnola della ditta e si tiene in contatto costante con i colleghi e i tanti amici, respirando i vari stati d’animo e godendosi i sospiri di sollievo dei familiari che lo sanno “al sicuro”.

Gamberini, prima di tutto come è arrivato in Cina?
«Attraverso la Biesse di Pesaro, concorrente italiana di Scm. Vi sono rimasto quattro anni, poi ne ho lavorati due in una ditta tedesca, altri quattro anni per la Cefla di Imola e da Natale sono alla Promau di Cesena con il ruolo di country manager responsabile della filiale e degli agenti».

E’ sempre rimasto a Shanghai?
«Sì, in città e nei dintorni. Trovandomi sempre benissimo. Da single, poi, sono molto flessibile e un po’ meno preoccupato. Anche perché i miei amici non mi parlano di una situazione drammatica e se c’è un posto al mondo in cui fanno accadere le cose che vogliono e servono è proprio la Cina: lì il fine giustifica sempre i mezzi, in positivo e negativo. Se la stessa cosa fosse accaduta in India o in un altro Stato sarei stato molto più in apprensione: la Cina, nella sfortuna, è il Paese migliore per un contrasto concreto al virus».

Meglio comunque trovarsene fuori e in questo caso deve dire grazie al Capodanno.
«Quest’anno avevo prenotato in anticipo per impegni lavorativi ed ero qui per fortuna già il 22, prima che scoppiasse il caso grosso, tanto che sono sbarcato a Roma senza problemi e controlli. Adesso non è più così, dipende da dove arrivi: da Pechino o Shanghai è ancora possibile, da altre parti no. Proprio questa mattina una mia amica mi ha fatto una videochiamata dall’aeroporto di Shanghai e lì non mi è parsa per fortuna una situazione apocalittica. C’era deflusso, anche se tutte le persone, proprio tutte, avevano la mascherina. Là non è così inusuale vederne, ci sono stati periodi in cui l’ho usata anche io per l’inquinamento e nelle grandi città c’è grande responsabilità: la si utilizza anche quando si sta poco bene, per il raffreddore o la tosse. In certe aree di campagna c’è invece ancora da lavorare sulle accortezze classiche di prevenzione culturale: coprirsi quando si tossisce o lavarsi spesso le mani».

Colleghi e amici cosa le raccontano?
«Dall’epicentro del virus ho sentito un’amica: ha detto che non si può uscire o entrare dalla città, una città che ha un’estensione maggiore di Shanghai e della Romagna, ma si può comunque circolare. O meglio, si poteva fino a oggi: da domani scatterà una sorta di coprifuoco».

Analogie con la Sars?
«Nel 2003-2004 il Governo era molto meno preparato, oggi anche sulla scorta di quello che è accaduto allora ci sono molti più strumenti di controllo preventivo: centri commerciali e diversi condomini di Pechino, Shanghai e di tante altre città sono dotati ad esempio di scanner per la temperatura all’ingresso».

Ha idea di quando potrà ripartire?
«Avevo prenotato per lunedì prossimo, il 3, ho già spostato al 10, ma navigo a vista e attendo indicazioni dalla ditta che aspetta a sua volta istruzioni dalla Cina».

In famiglia saranno molto più contenti, come l’hanno presa?
«Molti amici riminesi mi hanno chiamato pensando fossi ancora là, intanto sto in contatto sui gruppi e le chat e colgo molta disinformazione. Sia qua che in Cina, dove ci sono persone che prefabbricano fakenews e il Governo controlla la fuoriuscita di notizie che creano panico. La realtà è che ci vorrà un mesetto per uscire da questa incertezza».

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