Rimini. Fugge da nozze combinate e botte: assolti i genitori

Le impedivano di vivere all’occidentale e di frequentare altri ragazzi se non il cugino con il quale avevano già combinato il matrimonio. La ragazza tunisina, presa a schiaffi e a morsi dalla madre, pedinata dal padre, offesa dai fratelli, era scappata di casa denunciando i soprusi ai quali era sottoposta. L’intera famiglia è stata assolta dal giudice dall’accusa di maltrattamenti: i due fratelli per non avere commesso il fatto, i genitori perché il reato è stato derubricato in lesioni e la figlia nel frattempo li ha perdonati, ritirando le querele che poteva ritirare. La giovane donna, che adesso ha 25 anni, si è riconciliata, è tornata a vivere in famiglia, e adesso è finalmente libera di frequentare chi vuole. Non era così tre anni fa quando il padre arrivò a trattenerle il passaporto e in casa veniva insultata e picchiata. L’accusa aveva chiesto tre anni per la madre, tre per il padre e un anno per uno dei due fratelli (gli imputati erano tutti difesi dagli avvocati Alessandro Pierotti e Natascia Montanari). Secondo il giudice però i fatti violenti evidentemente erano stati episodici, o almeno non tali da configurarsi come “maltrattamenti”. All’epoca dei fatti la ragazza non aveva scelta: in nome di un tradizionalismo culturale e religioso (la famiglia è musulmana) i genitori non vedevano di buon occhio le frequentazioni della figlia. «Diventerai la moglie di tuo cugino, non hai scelta». Lo ha raccontato lei stessa in aula, all’inizio del processo, prima della decisione di ritirare la costituzione di parte civile (inizialmente era assistita dall’avvocato Massimiliano Baietta). Costretta a scappare per sfuggire alle imposizioni e ai modi brutali dei familiari che non accettavano neanche il suo modo di vestire. Scappata di casa e accolta in una struttura, con il tempo ha mandato dei segnali ai genitori che li hanno raccolti. Gli avvocati difensori hanno sostenuto che i contrasti erano da riportare a una “normale” conflittualità tra diverse generazioni e che le liti degenerate in schiaffi o morsi erano state del tutto episodiche. La distanza ha riportato equilibrio: prima qualche lettera, poi i primi incontri. E finalmente il rientro a casa alle condizioni della ragazza. Non dovrà sposare il cugino. Il ritiro delle querele ha “sgonfiato” il procedimento e permesso un esito che non scontenta nessuno, ma accende i riflettori su un fenomeno (integralismi e distanze culturali) che esiste e a volte – vedi il caso della ragazza pachistana di Reggio Emilia Saman Abbas – può sfociare in tragedia.

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