Rimini, per il fisco è “nullatenente”: sequestrati beni per 7 milioni a un forlivese

RIMINI. L’operazione era stata definita “Galateo” perché i presunti ideatori della maxi frode internazionale nel settore del commercio all’ingrosso di telefonini e apparati elettronici, agivano in “guanti bianchi”: senza apparire, né sporcarsi direttamente le mani, ma attraverso società in Paesi lontani, pronte ad approfittare anche del particolare regime fiscale delle operazioni su beni da e verso l’estero. A distanza di più di un anno dai primi provvedimenti i militari della guardia di finanza di Rimini hanno eseguito ieri altri sequestri di beni immobili del valore di oltre sette milioni di euro, riconducibili a uno dei principali indagati dell’inchiesta, un ex imprenditore forlivese di 67 anni (F.D. le sue iniziali). Le nuove indagini, disposte dal sostituto procuratore Paolo Gengarelli, hanno consentito ai finanzieri di scoprire che l’uomo, nullatenente per il fisco, aveva invece la diretta disponibilità – per il tramite di una società immobiliare a sua volta “schermata” da compagini estere (con sedi a Dubai e Hong Kong) – di un patrimonio immobiliare, costituito da due ville di lusso (di oltre 26 vani e 900 metri quadrati) e altri cinque immobili per complessivi 500 metri quadrati (accatastati quali depositi e garage).

“Risparmiato” dalla prima ondata di sequestri, l’uomo avrebbe continuato a ostentare un elevato tenore di vita, superiore alle proprie possibilità: dalle auto di lusso ai viaggi in prestigiose località turistiche internazionali. Secondo l’accusa le imprese che si avvantaggiarono dalla frode erano tre, tutte romagnole, amministrate di diritto o di fatto dai cinque principali indagati (quasi tutti residenti a Rimini), e avevano sede tra Rimini, Forlì e Ravenna: solo nella loro contabilità c’erano fatture false per tre quarti dell’intero “cucuzzaro” (si è calcolato un giro complessivo di 108 milioni di euro) con un’evasione dell’Iva pari ad oltre tredici milioni di euro. Lo schema era quello classico della frode “carosello” internazionale. L’inchiesta dei militari del Nucleo di polizia economico-finanziaria guidati dal colonnello Michele Ciarla coinvolge più di 50 società un terzo delle quali con sede all’estero, in 14 Paesi (compreso San Marino).

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