Rimini. Firma falsa su alcoltest: medico e infermiera nei guai

«Quella firma con cui ha negato il consenso di sottoporsi all’alcol test l’ha fatta davanti a noi». Sono le dichiarazioni, all’unisono, fatte da un’ex dottoressa del Pronto soccorso e da un’infermiera ancora in servizio all’ospedale Infermi cui il pubblico ministero Davide Ercolani ha notificato l’avviso di conclusione indagini, nell’inchiesta per falso in atto pubblico che le vede iscritte nel registro degli indagati della Procura della Repubblica di Rimini. E che probabilmente le vedrà dover rispondere del reato di falsa testimonianza davanti ai magistrati di Ravenna (città dove ha la sede legale l’Azienda Usl Romagna) e nuovamente Rimini. Ad incastrarle alle loro responsabilità non una ma ben due perizie calligrafiche fatte sul documento del pronto soccorso con cui un artigiano, stando alle loro parole, avrebbe firmato il diniego a sottoporsi all’alcoltest dopo essere rimasto coinvolto in un incidente stradale, nel luglio del 2016. Quella firma ha ridotto sul lastrico l’uomo costretto a chiudere la propria azienda.

La storia

La vittima, che abita in provincia di Rimini, difeso dall’avvocato Enrico Graziosi, era arrivata con l’ambulanza in ospedale, ma al momento di essere ricoverato, però, essendosi ormai ripreso, firmò il rifiuto e tornò a casa. Più tardi si ritrovò sotto accusa per non avere accettato di sottoporsi alle analisi, di prassi in circostanze come quella, per valutare se avesse assunto sostanze alcoliche o stupefacenti. Dopo essersi opposto al decreto di condanna, deciso a dimostrare in aula la propria innocenza, L.C. ha scoperto l’esistenza del documento che agli occhi della Procura lo inguaia. Agli atti c’è infatti il foglio che gli operatori sanitari che lo soccorsero la sera dell’incidente gli avrebbero sottoposto dopo il suo “rifiuto” ai test per alcol e droga. È in questo modo che il giardiniere ha potuto constatare che la firma apposta non era la sua. Convinto della propria tesi ha quindi presentato, a sua volta, una querela per falso corredata da tanto di perizia calligrafica. Il Pm Ercolani ne ha disposta una seconda, fatta eseguire dopo l’assoluzione con formula piena dell’uomo. Anche il perito della Procura è giunto alla stessa conclusione. La firma non era quella del giardiniere. Ora la due indagate dovranno a loro volta spiegare il perché nelle aule dei tribunali civili e penali.

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